Spac e Pir: due opzioni d’investimento per muovere la liquidità nel 2021

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Con tassi ultra bassi ancora per molto, la scelta di asset a rischio è una strada obbligata. Questi strumenti offrono alternative per investire sulle imprese di domani e non tenere ferma la liquidità

Liquidità e ancora liquidità. C’è quella immessa a piene mani sul mercato da Fed, Bce e altre banche centrali con gli acquisti miliardari di titoli previsti dai vari programmi di stimolo. E c’è quella, anche questa contata a migliaia di miliardi, parcheggiata sui depositi di famiglie e imprese a fronte delle incertezze che ancora circondano il futuro, ma anche per mancanza di alternative di impiego. Il debito governativo non è più da tempo, e non lo sarà per ancora molto tempo, una allocazione che produce reddito. Lo stesso vale per il debito corporate, almeno di qualità elevata, vale a dire Investment Grade. Per trovare rendimenti appena accettabili bisogna avventurarsi sul territorio degli High Yield, del debito dei mercati emergenti, soprattutto se denominati in valuta locale. Molte grandi case di investimento, proprio su FinanciaLounge.com, segnalano questi impieghi come interessanti e relativamente sicuri, ma bisogna affidarsi a mani esperte e utilizzare strumenti appropriati, come i fondi specializzati.

GRANDE TEMA DEL 2021

Sicuramente la liquidità sarà un grande tema del 2021, in uno scenario di tassi bassissimi per molto tempo che obbliga a prendere l’unica strada che offre opportunità di rendimento, vale a dire gli asset a rischio, a partire dalle azioni, che non a caso nell’anno della pandemia hanno messo a segno le performance migliori rispetto a tutte le altre classi di investimento. Le opzioni non mancano, soprattutto sullo sterminato mercato americano, ma le valutazioni cominciano ad essere ‘tirate’, con multipli ben sopra le medie storiche, soprattutto sui titoli più popolari protagonisti del rally seguito alla grande paura di marzo, vale a dire le mega cap tecnologiche. Di qui l’appetito, molto forte nella seconda metà del 2020, per i nuovi arrivati, vale a dire le Ipo, le Initial Public Offering con cui le start up, magari con alle spalle già una storia decennale, sbarcano dal mercato privato a quello pubblico, accessibile anche ai piccoli investitori. Il percorso dallo status di start up con business plan abbozzato sul tovagliolo di una pizzeria della Baia di San Francisco attorno a 4-5 signori che ci mettono una fiche da qualche centinaia di migliaia di dollari se non milioni, fino allo sbarco sul tabellone del NYSE, è lungo e può durare anni…

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Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.