Il burning di Ethereum si intensifica: recupero in vista?

Secondo Delphi Digital, il mese di gennaio è stato quello col minor numero di emissioni di Ether; il burning è stato alimentato dall’attività in NFT e su OpenSea   

Il burning di Ethereum si intensifica: recupero in vista?
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Nel mese di gennaio la quantità di Ethereum (CRYPTO:ETH) oggetto di burning è aumentata in modo vertiginoso, portando a credere che questo sarà il mese col minor numero di emissioni di sempre.

Cosa è successo

In gennaio il burning ha interessato un numero maggiore di Ethereum e secondo i dati di Delphi Digital il 10 gennaio si è verificata la maggior deflazione giornaliera di sempre con -6.823 ETH.



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Attraverso una nota, la società di ricerca indipendente ha scritto che se si confrontano le emissioni di ETH a gennaio con quelle dei mesi precedenti, è osservabile una chiara tendenza al burning.

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Emissioni nette giornaliere di ETH — Per gentile concessione di Delphi Digital

“OpenSea e NFT hanno svolto un ruolo importante nel sostenere i numeri delle transazioni e la volatilità nelle criptovalute; a sua volta questo ha portato a maggiori movimenti e scambi di token, causando un ulteriore aumento del burning di questo mese”, ha dichiarato Delphi Digital.

Il burning implica la rimozione di criptovaluta dalla circolazione: il processo consiste nell’invio delle coin a un wallet non utilizzabile per le transazioni.

Perché è importante

Il mese di gennaio si prepara a diventare quello col minor numero di emissioni di ETH da agosto, quando è stato avviato l’hard fork London (EIP-1559).

L’hard fork includeva una proposta che portava al burning di gran parte degli ETH pagati per le commissioni di transazione.

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Da quando è avvenuto l’hard fork abbiamo assistito ad un burning totale di 1.659.961 ETH, per un valore di quasi 3,94 miliardi di dollari, secondo Watch The Burn.

Ethereum sta subendo una deflazione. Tuttavia, negli ultimi sette giorni il prezzo del token ha subito una correzione del 24%. Al momento della pubblicazione, ETH era in calo del 3,85% a 2.376,59 dollari; dall’inizio dell’anno invece è in rosso del 36,7%.