Canary Capital spinge ulteriormente verso i territori più di nicchia del settore cripto con una nuova richiesta per un ETF spot legato alla meme coin Pepe (PEPE), segnalando che la corsa per portare asset digitali sempre più speculativi all’interno dell’involucro degli ETF si sta intensificando.
Mercoledì il gestore patrimoniale ha presentato un modulo S-1 alla Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense per il CANARY PEPE ETF, che replicherebbe direttamente il prezzo del token detenendo PEPE in custodia. Il documento specifica inoltre che fino al 5% degli asset del fondo potrà essere allocato in Ethereum (ETH) per coprire le commissioni di transazione sulla rete Ethereum.
La mossa arriva nonostante il track record volatile di PEPE e una struttura proprietaria fortemente concentrata. Il token — basato sul meme Pepe the Frog — ha guadagnato importanza nel 2024, ma rimane a circa l’85% sotto il suo massimo storico.
Sebbene Canary abbia già presentato richieste per ETF che replicano token come XRP (XRP), Solana (SOL), Hedera (HBAR) e Sei (SEI), la società si sta spingendo sempre più in basso lungo la curva del rischio, includendo una precedente richiesta per un ETF su Mog Coin.
Caratteristiche principali e punti salienti:
- Esposizione spot: l’ETF è progettato per detenere direttamente PEPE, offrendo agli investitori un’esposizione pura al prezzo anziché un tracciamento basato su derivati.
- Meccanismo delle commissioni: un’allocazione fino al 5% in ETH sarà utilizzata per pagare le commissioni di transazione della rete Ethereum.
- Rischio di concentrazione: i primi 10 portafogli controllano circa il 41% dell’offerta circolante di PEPE, evidenziando preoccupazioni sulla concentrazione della proprietà.
- Debole slancio dei prezzi: PEPE si trova ancora a circa l’85% al di sotto del picco di dicembre 2024, secondo CoinMarketCap, sottolineando i rischi di volatilità.
- Trend degli ETF sulle altcoin: la richiesta riflette una spinta più ampia del settore verso ETF cripto maggiormente speculativi, mentre gli emittenti testano l’appetito degli investitori oltre il Bitcoin e l’Ethereum.
La richiesta giunge inoltre in un contesto normativo in evoluzione negli Stati Uniti, dove l’incertezza sulla legislazione cripto — incluso il proposto CLARITY Act — condiziona ancora la rapidità con cui tali prodotti possono arrivare sul mercato. La stessa Canary ha ammesso che il cambiamento delle regole riguardanti sia PEPE che la rete Ethereum potrebbe influenzare materialmente la domanda e l’utilizzo, aggiungendo un ulteriore livello di rischio a una classe di attività già caratterizzata da alta volatilità.
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Foto: Akif CUBUK via Shutterstock
