Bitcoin (BTC) ha toccato quota 69.000 dollari nella mattinata di lunedì, approfittando del ripiegamento del petrolio sotto i 110 dollari dopo l’annuncio, da parte del G7 e dell’AIE, del più imponente rilascio coordinato di riserve strategiche di greggio della storia.
L’intervento storico sul mercato petrolifero
Il G7 e l’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno annunciato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche, cifra che rappresenta quasi il 30% della scorta totale di 1,2 miliardi di barili dell’AIE.
La riunione d’urgenza è stata convocata per contrastare un severo shock dell’offerta derivante dall’aggravarsi della crisi in Iran.
Subito dopo l’annuncio, le quotazioni del petrolio sono crollate dell’11% nel giro di un’ora.
L’intervento mira a calmierare i prezzi, balzati sopra i 100 dollari al barile a causa del conflitto che vede coinvolti Iran, Stati Uniti e Israele.
Attualmente, i paesi dell’AIE detengono 1,24 miliardi di barili in riserve pubbliche, a cui si aggiungono 600 milioni di barili in scorte industriali.
Questo sistema è stato concepito dopo la crisi del 1973 proprio per far fronte a simili instabilità dei mercati globali. Il rilascio coordinato ha l’obiettivo di stabilizzare i prezzi e impedire che un’inflazione persistente si ripercuota sui costi al consumo.
Bitcoin e lo status di asset di rischio statunitense
Sempre lunedì, gli strateghi di JPMorgan hanno osservato che gli Stati Uniti non presentano un’esposizione significativa al petrolio proveniente dall’Iran o dal Medio Oriente.
Gli USA importano greggio principalmente da Canada e Messico — con solo il 4% proveniente dall’Arabia Saudita — e sono attualmente il principale esportatore netto di petrolio al mondo.
Tale isolamento avvantaggia i mercati statunitensi. I futures legati all’S&P 500 (SPY) e al Nasdaq hanno registrato una flessione di poco superiore al 3% dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio.
Nello stesso periodo, il Nikkei giapponese è crollato del 10%, il Nifty indiano del 5% e il Kospi sudcoreano ha ceduto oltre il 16%.
Bitcoin scambia sempre più come un “risk asset” statunitense, muovendosi in sincronia con Wall Street, i titoli tecnologici e il dollaro.
Questa tendenza ha subito un’accelerazione dopo il debutto degli ETF spot negli Stati Uniti, che hanno facilitato l’accesso diretto a Bitcoin da parte degli investitori istituzionali.
La configurazione tecnica del triangolo
Dal punto di vista grafico, il Supertrend a 61.089 dollari rimane verde e ben al di sotto del prezzo attuale, confermando che il trend di fondo è virato al rialzo dopo la capitolazione di febbraio.
Bitcoin scambia a circa l’11% sopra il livello del Supertrend.
Si sta delineando un pattern a triangolo simmetrico tra una linea di tendenza discendente, partita dal picco di 130.000 dollari di gennaio, e una linea ascendente che muove dai minimi di febbraio intorno a 61.000 dollari.
La resistenza discendente pende attualmente tra i 72.000 e i 75.000 dollari, mentre il supporto ascendente si colloca tra i 65.000 e i 66.000 dollari.
La resistenza critica è fissata nell’area 72.000-75.000 dollari. Una rottura al di sopra di tale livello confermerebbe l’uscita rialzista dal triangolo, con obiettivi verso gli 80.000-85.000 dollari.
Il supporto è garantito dalla trendline ascendente intorno a 65.000-66.000 dollari, dal Parabolic SAR a 63.645 dollari e dal Supertrend a 61.089 dollari.
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