L’investitore di “The Big Short” Michael Burry ha avvertito che Bitcoin (CRYPTO:BTC) è stato smascherato come un asset puramente speculativo, privo di “un caso d’uso organico per rallentare o fermare la sua discesa”, dato che il BTC ha bruciato tutti i guadagni registrati dopo le elezioni statunitensi.
L’avvertimento di Burry sull’effetto a cascata
Lunedì Burry ha sostenuto che Bitcoin non è riuscito ad affermarsi come copertura contro la svalutazione in modo analogo ai metalli preziosi, contraddicendo la tesi secondo cui la sua offerta fissa lo renderebbe paragonabile all’oro.
“Scenari inquietanti sono ora a portata di mano”, ha scritto Burry, avvertendo che se Bitcoin dovesse cedere un ulteriore 10% rispetto ai livelli di lunedì, Strategy Inc. (NASDAQ:MSTR) finirebbe in rosso di miliardi di dollari, con i mercati dei capitali sostanzialmente chiusi.
A differenza dell’oro e dell’argento, che sono saliti ai massimi storici in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche e timori di svalutazione del dollaro, Bitcoin non ha reagito ai tipici catalizzatori dei beni rifugio come un dollaro più debole o un aumento del rischio globale.
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Il rischio per la tesoreria aziendale
Burry ha osservato che quasi 200 società quotate possiedono Bitcoin, ma ha avvertito che “non c’è nulla di permanente negli asset di tesoreria”.
Le aziende devono contabilizzare questi asset in base ai prezzi di mercato (mark to market) e includerli nella reportistica finanziaria. Se i prezzi continueranno a scendere, i risk manager consiglieranno alle aziende di vendere, ha ammonito Burry.
L’avvento degli ETF spot ha esacerbato la natura speculativa di Bitcoin, aumentando al contempo la correlazione con i mercati azionari (quella con l’S&P 500 è ormai vicina a 0,5).
Ad aggravare la pressione, gli ETF su Bitcoin hanno registrato alcuni dei maggiori deflussi giornalieri dalla fine di novembre, tre dei quali avvenuti negli ultimi 10 giorni di gennaio.
La connessione con i metalli preziosi
Secondo Burry, la caduta di Bitcoin ha avuto una parziale influenza nel recente crollo di oro e argento. I tesorieri aziendali e gli speculatori hanno dovuto ridurre il rischio vendendo posizioni in profitto sui future tokenizzati di oro e argento.
I metalli fisici non supportano questi future tokenizzati e l’eccesso di offerta potrebbe mandare in tilt il trading, causando “una spirale mortale dei collateral“. Burry ha stimato che a fine gennaio i trader abbiano liquidato circa 1 miliardo di dollari in metalli preziosi a causa del calo dei prezzi delle criptovalute.
Se Bitcoin scendesse a 50.000 dollari, i miner finirebbero in bancarotta, mentre i future tokenizzati sui metalli “collasserebbero in un buco nero senza acquirenti”.
Lo scenario tecnico

Bitcoin sta testando un supporto cruciale nella fascia 75.000-76.000 dollari.
L’indicatore Supertrend si trova a 86.874 dollari in modalità ribassista, mentre il Parabolic SAR a 81.896 dollari funge da resistenza dinamica. Se il supporto non dovesse reggere, il prossimo importante supporto non si troverebbe prima dei 72.000 dollari o perfino dei 68.000 dollari.
Nel frattempo, qualsiasi eventuale rimbalzo incontrerebbe una resistenza prima a 81.896 dollari e poi a 86.874 dollari.
Immagine: Shutterstock
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