I timori legati alla possibilità che il calcolo quantistico possa compromettere il funzionamento di Bitcoin (BTC) appaiono eccessivi. Secondo un nuovo rapporto di ricerca pubblicato da CoinShares, la minaccia concreta è ancora lontana nel tempo, limitata nella portata e gestibile attraverso aggiornamenti graduali del protocollo.
Rischio quantistico: una minaccia remota e circoscritta
Secondo quanto osservato da CoinShares nel suo studio, solo circa 10.200 BTC, custoditi in un numero limitato di vecchi indirizzi “Pay-to-Public-Key” (P2PK) di grandi dimensioni, potrebbero rappresentare un rischio di mercato significativo in caso di compromissione.
Questa cifra risulta ampiamente inferiore alle stime che vorrebbero vulnerabile una quota compresa tra il 2% e il 50% dell’offerta complessiva di Bitcoin.
Sebbene circa 1,6 milioni di BTC risiedano ancora in formati di indirizzi legacy, l’esecuzione di attacchi coordinati risulta del tutto impraticabile, anche adottando le ipotesi più ottimistiche sull’evoluzione del calcolo quantistico.
Il rapporto evidenzia come, per violare la crittografia di Bitcoin, occorrerebbero computer quantistici dotati di milioni di qubit — ovvero macchine circa 100.000 volte più potenti di quelle attuali — spostando qualsiasi minaccia realistica in avanti di almeno un decennio.
I pericoli di soluzioni affrettate
CoinShares mette in guardia contro risposte troppo aggressive, come la distruzione (“burning”) delle monete considerate vulnerabili o l’adozione precipitosa di aggiornamenti resistenti ai computer quantistici, sostenendo che tali manovre potrebbero minare i diritti di proprietà e indebolire la decentralizzazione della rete.
Poiché è impossibile determinare se i fondi dormienti siano andati perduti o siano semplicemente inattivi, l’applicazione di misure coercitive entrerebbe in aperto conflitto con i principi cardine di Bitcoin.
Al contrario, CoinShares promuove un approccio ponderato che ricalchi l’evoluzione storica del protocollo.
La società suggerisce di monitorare i progressi del calcolo quantistico, consentendo la migrazione volontaria delle monete e introducendo firme post-quantistiche tramite soft fork solo quando la tecnologia sarà matura e la sua necessità evidente.
Per gli investitori istituzionali, la conclusione di CoinShares è netta: il rischio quantistico è contenuto, di lungo periodo e risolvibile.
Non deve pertanto essere scambiato per una minaccia esistenziale o imminente al ruolo di Bitcoin come riserva di valore digitale.
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