Il mercato azionario si prepara a una mattinata di profondo rosso questo lunedì, dopo che la stabilità geopolitica è svanita nel corso del fine settimana. In seguito al lancio dell’«Operazione Epic Fury» — una massiccia campagna militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran — gli investitori stanno investendo nei beni rifugio, mentre i futures azionari segnalano un’apertura in forte ribasso.
Crollo delle probabilità su Polymarket
Il sentiment su Polymarket, piattaforma basata su Polygon (POL), riflette la quasi totale certezza di un’apertura negativa.
Le quote per un segno «Più» dell’S&P 500 nella giornata del 2 marzo sono precipitate a una probabilità di appena il 10%, segnando un calo del 40% rispetto ai livelli precedenti, con volumi superiori a 1,07 milioni di dollari che affluiscono sul mercato.
L’assetto di guerra innesca il crollo dei mercati
Già nella serata di domenica, le ripercussioni finanziarie sono state immediate e pesanti. I futures sul Dow sono colati a picco di 428 punti, pari allo 0,87%, mentre i futures sull’S&P 500 e sul Nasdaq hanno entrambi ceduto più dell’1%.
La volatilità segue un fine settimana di raid ad alta intensità che hanno coinvolto bombardieri stealth B-2 e caccia F-22, con l’obiettivo di colpire centri di comando iraniani, siti di missili balistici e basi navali.
Il costo umano e politico sta alimentando il panico. Il Presidente Donald Trump si è rivolto alla nazione domenica pomeriggio, confermando la morte di tre militari statunitensi e il ferimento grave di altri cinque.
In una dichiarazione dai toni cupi che ha scosso i trader, Trump ha avvertito che è probabile il verificarsi di ulteriori perdite americane, affermando: «È così che va». Questa prospettiva nefasta, unita alla notizia della morte del Leader Supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha spinto l’indice della paura ai massimi livelli.
Impennata di materie prime e beni rifugio
Mentre l’azionario arretra, l’operatività legata al conflitto entra in pieno vigore:
- Petrolio: i futures sul greggio WTI per aprile ’26 sono balzati del 7,3% a 71,90 dollari, a causa dell’intensificarsi dei timori di interruzioni nelle forniture in Medio Oriente.
- Oro: i futures per aprile ’26 sono saliti del 2,55% a 5.381,90 dollari.
- Dollaro USA: l’indice DXY è cresciuto dello 0,35% mentre gli investitori cercavano la sicurezza del biglietto verde.
Con l’S&P 500 già reduce da un faticoso mese di febbraio, questa escalation militare minaccia di spingere l’indice sotto la soglia dei 6.800 punti con l’avvicinarsi della campanella di apertura.
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