AllianceBernstein, in un commento di Kent Hargis e Brian Holland, suggerisce di allocare anche in azioni internazionali di alta qualità, approfittando di valutazioni ancora a sconto
Per anni, la sovraesposizione ad azioni non-Usa ha penalizzato gli investitori, ma oggi potrebbe cambiare, dopo che nel 2025, l’indice MSCI EAFE dei titoli degli altri Paesi sviluppati è salito del 31,2% in dollari USA, e l’S&P 500 solo del 17,9%. Ma le valutazioni sono ancora ben sotto, inoltre i rendimenti sono stati sostenuti da un indebolimento del dollaro. Gli investitori si chiedono se stiamo entrando in una nuova era per le azioni internazionali? AllianceBernstein, in un commento di Kent Hargis e Brian Holland, ritiene che nel 2026 vi siano condizioni favorevoli per diversificare le allocazioni fortemente esposte agli USA.
UN MINOR RISCHIO DI CONCENTRAZIONE
Questo perché il rischio di concentrazione è inferiore nei mercati non Usa, dominati da una pattuglia di Big Tech, con conseguente aumento sostanziale della volatilità dell’S&P 500 rispetto al resto del mondo. Al contrario, sottolineano Hargis e Holland, i primi 10 titoli non Usa rappresentano solo il 13% del mercato più ampio, offrendo più opportunità di allocazione settoriale e potenziale di diversificazione. Tolti i Magnifici 7, la ricerca di AllianceBernstein indica che la crescita degli utili dell’S&P 500 è stata simile a quella dell’MSCI EAFE, per cui il potenziale di rialzo delle società non USA non è inferiore, e anche che dal 1970 al 2010 i loro utili hanno superato quelli di Wall Street…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.