Secondo Christiaan Tuntono, Senior Economist, Asia Pacific, la Cina appare, per una serie di fattori, meno vulnerabile rispetto ad altri Paesi alle conseguenze legate allo Stretto di Hormuz
La Cina appare meno vulnerabile rispetto ad altri Paesi alle tensioni legate allo Stretto di Hormuz. Questo dipende dalla limitata dipendenza dalle importazioni di energia, da un mix energetico ben diversificato, da riserve più elevate e da un meccanismo di controllo delle fluttuazioni dei prezzi al dettaglio dei carburanti sul mercato domestico. A dirlo è l’analisi di AllianzGI.
IL MIX ENERGETICO DIVERSIFICATO
Secondo il governo di Pechino, il Paese è autosufficiente dal punto di vista energetico per oltre l’80% e le importazioni coprono meno del 20% del consumo di energia primaria. La Cina è in gran parte autosufficiente per quanto riguarda il carbone, che rappresenta il 51,4% dei consumi energetici totali, e ricava oltre il 30% della propria energia dal nucleare e dalle fonti rinnovabili, tra cui idroelettrico, eolico e solare. “È improbabile che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz possa incidere in modo significativo sugli approvvigionamenti energetici cinesi” fa sapere Christiaan Tuntono, Senior Economist, Asia Pacific di AllianzGI…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
