Alla fine della scorsa settimana i prezzi dell’oro sono crollati violentemente dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha nominato Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, ma Goldman Sachs afferma che questa reazione potrebbe essere più indicativa del posizionamento e delle dinamiche di mercato che della tesi rialzista sottostante sul metallo giallo.
In una nota divulgata mercoledì, l’analista delle materie prime di Goldman Sachs Lina Thomas ha indicato che la drastica inversione dei prezzi dell’oro e dell’argento è stata in gran parte determinata dai flussi dei derivati nei mercati occidentali, non da un cedimento della domanda strutturale, e che le prospettive a lungo termine per l’oro restano saldamente orientate al rialzo.
I grandi movimenti di gennaio e il calo storico di oro e argento
Nel mese di gennaio oro e argento sono saliti rispettivamente di circa il 24% e il 60%, raggiungendo massimi intraday vicini a 5.600 dollari all’oncia per l’oro e a 120 dollari all’oncia per l’argento. Secondo Thomas, il rally non è stato semplicemente una risposta all’incertezza macroeconomica, ma è stato amplificato meccanicamente dal posizionamento sulle opzioni.
I dati mostrano infatti che l’attività in opzioni call sull’SPDR Gold Shares (ARCA:GLD), il maggior ETF sull’oro al mondo, si è fortemente orientata verso l’esposizione al rialzo a causa dell’aggravarsi delle tensioni geopolitiche e dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato giapponesi. L’Open Interest sulle call, al netto delle put, è all’incirca triplicato rispetto alla media 2021-2024.
Man mano che i prezzi spot si avvicinavano a livelli di strike, i dealer che avevano venduto le call hanno dovuto comprare oro fisico o futures per coprirsi, spingendo meccanicamente i prezzi ancora più in alto. Il 29 e il 30 gennaio oro e argento hanno poi pesantemente ritracciato: l’oro ha perso circa il 13%, mentre l’argento è crollato di circa il 31% nell’arco di due giorni.
Il primo arretramento, il 29 gennaio, è coinciso con la diffusione dei deboli dati trimestrali di Microsoft e con le ripercussioni sui mercati azionari. “Il calo più marcato, quello del 30 gennaio, è seguito all’annuncio della nomina di Warsh a presidente della Fed da parte di Trump, fatto che ha apparentemente ridotto la domanda di strategie di copertura macro”, ha dichiarato Thomas.
Con il calo dei prezzi, le coperture dei dealer si sono spostate dagli acquisti sulla forza alle vendite sulla debolezza. Ne sono seguite chiusure forzate (stop-out) da parte degli investitori, con le perdite che si sono poi riversate a cascata su tutto il sistema. Il calo dell’argento è stato molto più severo. Goldman Sachs ha spiegato che la liquidità nel mercato di Londra rimane scarsa, il che ingigantisce le oscillazioni di prezzo in entrambe le direzioni.
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Prospettive dell’oro per il 2026: c’è la possibilità di ulteriori rialzi
Nonostante le turbolenze, Goldman Sachs ribadisce un significativo potenziale al rialzo sul prezzo dell’oro: gli analisti prevedono un prezzo di 5.400 dollari all’oncia entro dicembre 2026.
La previsione presuppone che le banche centrali mantengano il loro recente ritmo di accumulo, con una media di circa 60 tonnellate al mese nell’ultimo anno. Presuppone inoltre che gli investitori privati aumentino gli acquisti di ETF sull’oro man mano che la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse.
Inoltre, la banca statunitense prevede un margine di miglioramento aggiuntivo dovuto a una maggiore diversificazione del settore privato verso l’oro, una dinamica non pienamente scontata dalla previsione base.
Attualmente, i portafogli finanziari dei principali Paesi occidentali allocano solo lo ~0,20% in ETF sull’oro, il che implica un abbondante margine di crescita. Goldman Sachs stima che ogni aumento di 1 punto base della quota dell’oro nei portafogli finanziari statunitensi, sostenuto da nuovi acquisti piuttosto che da effetti di prezzo, potrebbe spingere il prezzo dell’oro di circa l’1,5%.
“Per quanto riguarda l’argento, continuiamo a consigliare ai clienti avversi alla volatilità di mantenere un atteggiamento cauto”, ha dichiarato Thomas. “La persistente stretta sulla liquidità a Londra aggiunge un ulteriore livello di comportamento estremo dei prezzi oltre alla stessa volatilità dovuta alla struttura delle call osservata nell’oro”, ha aggiunto.
Cosa devono guardare gli investitori
Gli investitori dovrebbero monitorare gli acquisti da parte delle banche centrali, gli sviluppi nella politica della Fed, le aspettative sui tassi e i flussi in entrata negli ETF sull’oro come possibili punti di svolta per ulteriori rialzi dei prezzi del metallo giallo.
Il posizionamento delle opzioni e le condizioni di liquidità, in particolare per l’argento, rimangono fattori chiave per lo sviluppo della price action nei prossimi mesi.
In sintesi, sebbene i drastici movimenti di gennaio siano stati destabilizzanti per alcuni investitori, l’analisi di Goldman Sachs rivela che tali movimenti siano maggiormente dovuti al movimento meccanico dei flussi di copertura piuttosto che dalla perdita dei fondamentali rialzisti.
Le previsioni e i commenti della banca statunitense suggeriscono che la domanda delle banche centrali e i possibili flussi di diversificazione verso l’oro restano le forze dominanti che plasmeranno le prospettive a lungo termine.
Immagine: superbeststock/Shutterstock
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