Secondo Monica Defend il boom dell’IA ricorda solo in parte la bolla dot-com degli anni ’90. I principali rischi riguardano la concentrazione su poche Big Tech e il ritorno degli enormi investimenti
Durante l’era delle dot-com, gli investitori erano spesso disposti a pagare prezzi elevati per semplici promesse. Oggi questa dinamica appare meno evidente, ma il mercato dipende da un numero di società più ristretto che mai. Ogni volta che una nuova tecnologia inizia a spingere i mercati azionari verso livelli elevati, emerge un interrogativo ormai familiare: “Stiamo assistendo ad un’altra bolla dot-com?” È a questa domanda che risponde il commento di Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute, a uno studio condotto da Amundi dal titolo Boom o bolla dell’IA? Lezioni dall’era delle dot-com. Sebbene vi siano molte analogie tra il boom dell’IA e quello delle dot-com, l’analisi suggerisce che l’intelligenza artificiale non presenta le caratteristiche “dinamiche di valutazione esplosive” tipicamente associate alle bolle in fase avanzata. Tuttavia, ciò non implica che il tema sia a basso rischio. La principale preoccupazione è il rischio di concentrazione, poiché un gruppo ristretto di titoli legati all’AI ha generato una quota sproporzionata dei rendimenti a livello di indice.
IL CONFRONTO CON LA BOLLA DOT-COM
Secondo l’analisi di Defend, la fine degli anni ’90 fu caratterizzata da valutazioni estremamente elevate di società con ricavi esigui o nulli. Oggi questo elemento è meno marcato. La sfida, però, sembra diversa e più complessa: una quota significativa della performance del mercato azionario statunitense è trainata da un gruppo relativamente ristretto di società tecnologiche. Di conseguenza, i rischi potrebbero riguardare meno l’eccesso di valutazioni e più la crescente concentrazione, un fattore che nei portafogli azionari tradizionali potrebbe passare inosservato…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
