Tra ritardi, class action e alleanze inattese, la casa di Cupertino scopre che anche i giganti possono inciampare. Soprattutto quando il futuro viene venduto troppo presto
C’erano una volta due amici che si trovavano a corto di soldi. Cercavano un modo per racimolare qualcosina, e l’idea migliore che gli venne in mente fu di andare al mercato e vendere la pelle di un orso. Certo un oggetto così raro e prezioso, difficile da reperire, avrebbe fruttato un bel po’ di denari… Peccato che quest’orso non l’avessero né catturato né tantomeno visto. Dettaglio trascurabile per i due, evidentemente. Una volta trovato l’acquirente, infatti, presero la strada per il bosco decisi a trovare l’animale… Peccato che si fece trovare prima lui. Bisogna anche dire che il suddetto orso non era stato mica avvisato dell’accordo dei due amici (e anche se lo fosse stato, probabilmente non sarebbe stato d’accordo), quindi risulterà totalmente comprensibile che questo si sia giusto un pochino arrabbiato mentre i poveri diavoli cercavano di portarselo a casa sotto forma di pelliccia.
Con uno che si finse morto e l’altro che si arrampicò su un albero, in qualche modo i due riuscirono a cavarsela, e da questa favola di La Fontaine noialtri ci portiamo a casa un’espressione ora comune: non si vende la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Come a dire: non promettere ciò che non puoi mantenere. E proprio di questo si parla nel Sunday View di questa settimana, non di orsi e pellicce, ma di mele e promesse. Siete pronti? Allora cominciamo!
PROMESSE NON MANTENUTE
250 milioni di dollari. Questa è la somma che Apple dovrà scucire per chiudere una class action negli Usa legata alle funzioni di IA promesse insieme agli iPhone 16 e ai modelli 15 Pro compatibili. Il punto, però, non è la cifra (che per un colosso come Apple è quasi trascurabile); il vero problema è che milioni di utenti hanno acquistato dispositivi aspettandosi di trovare al loro interno delle funzioni futuristiche e una Siri in versione 3026, rimanendo però a bocca asciutta. Alla sua Worldwide Developers Conference del 2024, Apple aveva promesso un assistente capace di comprendere il contesto personale dell’utente, interagire tra le app e diventare il cuore dell’esperienza AI dell’iPhone. Poi sono arrivati i rinvii, le pubblicità rimosse e infine la partnership con Google per integrare Gemini. Una scelta storica per un’azienda che ha sempre costruito la propria forza sul controllo totale dell’ecosistema…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
