I mercati asiatici iniziano dicembre con una performance nettamente divisa, schiacciata tra le aspettative opposte di due delle principali banche centrali del mondo. Da un lato, il mercato scommette con sempre maggiore convinzione su un taglio dei tassi della Federal Reserve a dicembre. Dall’altro, prende corpo l’ipotesi di un imminente rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan (BOJ), una mossa che ha mandato al tappeto la Borsa di Tokyo.
In questo quadro, il Nikkei 225 ha chiuso con un pesante calo di quasi il 2%, zavorrato dal rafforzamento dello yen che ha penalizzato i titoli esportatori. Al contrario, le borse cinesi hanno mostrato segnali di ripresa, con il CSI 300 in rialzo di oltre l’1%, nonostante dati macroeconomici deboli.
Tokyo sotto pressione: lo Yen forte spaventa il mercato
Il caso più eclatante della seduta è quello giapponese. Le parole del governatore della BOJ, Kazuo Ueda, che ha aperto a una possibile stretta monetaria già a dicembre, hanno scatenato un’ondata di vendite. L’inflazione a Tokyo, stabilmente sopra il target del 2%, e i rendimenti dei titoli di Stato ai massimi dal 2008 hanno convinto il mercato che l’era dei tassi negativi stia per finire.
Lo yen si è apprezzato, penalizzando i giganti dell’automotive e dell’elettronica, mentre il rialzo dei rendimenti ha messo sotto pressione l’intero listino. Il mercato sta prezzando una svolta storica che potrebbe avere ripercussioni globali.
La Cina scommette sugli stimoli
In controtendenza, la Cina ha mostrato una sorprendente resilienza. Nonostante i dati del PMI manifatturiero abbiano confermato la debolezza della domanda interna ed estera, gli indici di Shanghai e Hong Kong hanno chiuso in rialzo.
La reazione del mercato è quasi paradossale: proprio la debolezza dei dati economici sta alimentando le scommesse su nuove e più incisive misure di stimolo da parte di Pechino. Gli investitori, dopo mesi di interventi giudicati insufficienti, sperano in un’accelerazione delle politiche di sostegno alla crescita.
Sul fronte delle materie prime, l’oro si conferma sopra i 4.200 dollari l’oncia, mentre il petrolio recupera terreno. La seduta asiatica invia un messaggio chiaro: i mercati globali restano appesi alle decisioni delle banche centrali, con la divergenza tra Fed e BOJ che promette di essere il tema dominante di fine anno.
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Foto: tadamichi via Shutterstock
