L’Asia ha archiviato una seduta all’insegna di un netto recupero, trainata da una decisa rotazione verso i titoli tecnologici e i semiconduttori, dopo il forte ribasso della vigilia. Il sentiment degli investitori è stato sostenuto dal temporaneo raffreddamento delle tensioni in Medio Oriente e da dati incoraggianti sul commercio estero cinese.
La corsa dei chip
Il recupero è stato trainato con forza dal comparto dei chip e dell’intelligenza artificiale. Seul ha registrato il movimento più spettacolare, con il Kospi in rialzo superiore all’8% grazie al rimbalzo dei colossi come Samsung Electronics e SK Hynix.
Anche Tokyo ha chiuso con decisione, con il Nikkei 225 che ha guadagnato il 2,09% a 65.362,57 punti, confermando la piazza nipponica come snodo cruciale per l’IA asiatica. A Taipei, il Taiwan Weighted ha segnato un rialzo del 2,76%, trainato dalla leadership di TSMC.
Cina e mercati emergenti
La Cina ha chiuso in positivo, sostenuta da esportazioni di maggio superiori alle attese, segnale della resilienza industriale di Pechino nonostante il quadro geopolitico. Lo Shanghai Composite ha guadagnato lo 0,66%, mentre lo Shenzhen Component ha superato il 2% di rialzo.
Al contrario, Hong Kong ha mostrato cautela, oscillando attorno alla parità (-0,16%), a causa della prudenza degli investitori internazionali verso l’esposizione sulla Cina. Mumbai ha mantenuto un profilo cauto, penalizzata dal caro energia e dai deflussi esteri.
Un contesto ancora fragile
Nonostante il rimbalzo, gli analisti avvertono che il contesto resta segnato da fragilità. La persistenza dell’inflazione globale continua a pesare sul mercato obbligazionario, spingendo gli investitori a monitorare attentamente le future mosse di Fed e BCE. Bank of America ha avvertito che quasi metà dei mercati monitorati si trova in area di eccesso, rendendo il recupero odierno un fenomeno selettivo e non un ritorno generalizzato all’euforia.
Sul fronte delle commodity, il Brent arretra verso i 93 dollari al barile, contribuendo a dare respiro ai listini, mentre l’oro rimane stabile attorno a 4.330 dollari l’oncia, in attesa di segnali più chiari sulla tregua in Medio Oriente.
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Foto: Alexander Limbach / Shutterstock
