Seduta all’insegna del nervosismo e della frammentazione per i mercati finanziari asiatici, che archiviano le contrattazioni del 2 giugno 2026 senza una direzione univoca. Se l’entusiasmo per il comparto dell’intelligenza artificiale continua a sostenere alcuni listini, l’aumento dei premi al rischio legati alle tensioni in Medio Oriente, al caro petrolio e alle pressioni valutarie condiziona l’andamento complessivo della regione.
Prese di beneficio a Tokyo, balzo di Hong Kong e Shanghai
La Borsa di Tokyo ha registrato una flessione dello 0,43%, con l’indice Nikkei 225 che si è attestato a 66.645,28 punti dopo aver superato la soglia psicologica dei 67.000 punti e toccato i massimi storici nella sessione precedente. Il più ampio indice Topix ha ceduto lo 0,63% a 3.915,93 punti, evidenziando prese di beneficio selettive estese all’intero listino. Gli analisti di IG hanno descritto il movimento come un fisiologico consolidamento tecnico dopo i recenti rally concentrati sui tecnologici e su SoftBank.
In controtendenza la Cina continentale, dove l’indice Shanghai Composite è salito dello 0,43% a 4.075,26 punti e lo Shenzhen Component ha guadagnato l’1,81% a 15.617,82 punti, sostenuti da un ribilanciamento tattico dei flussi. La migliore performance dell’area è stata quella di Hong Kong, con l’Hang Seng in rialzo dell’1,79% a 25.852,50 punti grazie al recupero dei comparti semiconduttori, piattaforme digitali ed e-commerce. A Taipei, il Taiex ha messo a segno un progresso dello 0,48% a 45.557,31 punti, aggiornando i massimi intraday grazie alla spinta di TSMC e della filiera dell’IA.
Debolezza a Seul e deflussi strutturali a Mumbai
Sul fronte dei ribassi, Seul ha confermato la propria vulnerabilità: il Kospi ha ceduto lo 0,38% a 8.755,23 punti, mentre il listino tecnologico Kosdaq è crollato del 2,48% a 1.024,02 punti, risentendo dei timori di politiche monetarie restrittive legate all’inflazione.
La situazione più complessa si registra a Mumbai, dove il Nifty 50 ha perso lo 0,44% (23.281,10 punti) e il BSE Sensex lo 0,40% (73.969,01 punti). Il mercato indiano sconta l’impatto del petrolio elevato sulle importazioni energetiche e una marcata fuga di capitali esteri. Secondo i dati Reuters, gli investitori istituzionali stranieri hanno venduto azioni indiane per 39,12 miliardi di rupie in una singola seduta, portando i deflussi complessivi dal comparto azionario del Paese a 26,4 miliardi di dollari dall’inizio del 2026.
Valute, materie prime e l’incognita dello Stretto di Hormuz
Sul mercato dei cambi, il Dollar Index si è attestato a quota 99,1. Il rapporto dollaro/yen si è mosso in area 159,7, in prossimità della soglia critica di 160 yen per dollaro che in passato ha innescato interventi diretti delle autorità monetarie nipponiche. L’euro ha scambiato poco sopra 1,16 dollari.
Nel comparto delle materie prime si registra una parziale tregua per i prodotti energetici, condizionati dall’andamento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per lo Stretto di Hormuz. Il greggio Brent è sceso dello 0,97% a 94,06 dollari al barile e il Wti dell’1,11% a 91,14 dollari.
Gli analisti avvertono tuttavia che la pressione sui margini si sta estendendo dai prodotti greggi ai raffinati (diesel, benzina e carburanti per aerei). Di riflesso, i beni rifugio mostrano un deciso slancio, con l’oro in rialzo dell’1,07% a 4.554,40 dollari l’oncia, l’argento a +2,29% e il rame a +0,76%. I futures sui principali indici europei anticipano un avvio di sessione positivo, con il Dax in crescita dello 0,52% e l’Euro Stoxx 50 a +0,60%.
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