La sessione di mercoledì a New York si è conclusa con i principali indici in territorio positivo. Il mercato americano ha scommesso con decisione sulla “diplomazia dei 15 punti” consegnata da emissari statunitensi a Teheran tramite mediatori pakistani. Tuttavia, l’ottimismo di Wall Street non ha trovato sponda in Asia, dove i listini hanno virato in negativo dopo che il Ministero degli Esteri iraniano ha definito le proposte di Washington “eccessive” e “lontane dalla realtà”.
Il rally di Wall Street e la scommessa sulla pace
Il mercato statunitense ha reagito con forza alla notizia del piano strategico di de-escalation. Il sentiment è stato sostenuto dalla speranza che un accordo possa riaprire lo Stretto di Hormuz, ponendo fine al blocco delle esportazioni energetiche che sta spingendo l’inflazione globale verso livelli di guardia. Titoli tecnologici e legati ai trasporti hanno guidato i guadagni, riflettendo la convinzione degli investitori che, nonostante le difficoltà, un accordo sia l’unica via d’uscita per evitare una recessione globale.
Asia in rosso e il “No” di Teheran
La reazione asiatica è stata di segno opposto. Il Nikkei a Tokyo e l’Hang Seng a Hong Kong hanno mostrato segni di debolezza, appesantiti dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Teheran ha smentito l’esistenza di negoziati diretti con gli Stati Uniti, ribadendo la politica della “resistenza” fino a quando non verranno fornite garanzie legali e revocate le sanzioni. Questo scetticismo ha colpito duramente i titoli legati all’export e alla tecnologia, riportando l’attenzione sui rischi geopolitici persistenti.
Petrolio: torna la tensione sui prezzi
Dopo un brusco calo nella giornata di ieri, i prezzi del greggio hanno ripreso la corsa verso l’alto. Il Brent scambia stabilmente sopra i 100 dollari al barile, mentre il WTI ha recuperato gran parte delle perdite. La chiusura di Hormuz rimane il fattore determinante: l’Iran continua a negare il passaggio alle navi associate a Stati Uniti e Israele, pur permettendo il transito selettivo a vettori “non ostili” dietro pagamento di diritti di transito. Questo scenario mantiene altissima la pressione sui costi dei carburanti in Europa, dove il gasolio ha già superato la soglia critica dei 2 euro.
In questo clima di incertezza, gli investitori monitorano anche le mosse delle Big Tech che cercano soluzioni strutturali alla crisi energetica, come l’alleanza tra Microsoft e Nvidia per il nucleare, mentre a Milano resta alta l’attenzione sul crollo di Inwit e sulle tensioni nel settore torri.
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