Si interrompe bruscamente la corsa dei mercati finanziari asiatici. Sotto la pressione dei realizzi sul comparto dei semiconduttori e dei rinnovati timori per una politica monetaria più aggressiva da parte della Federal Reserve, i principali listini della regione hanno registrato pesanti correzioni nella seduta del 23 giugno 2026.
Calo del Giappone e non solo
L’indice Nikkei 225 di Tokyo ha ceduto il 2,94% a quota 70.223,55 punti, interrompendo una striscia positiva che durava da otto sedute. Il pesante arretramento ha oscurato i dati macroeconomici favorevoli sul fronte interno, che hanno visto l’indice PMI manifatturiero preliminare salire a 54,9 e i nuovi ordini accelerare al ritmo più sostenuto da oltre quattro anni.
A pesare sugli scambi è anche la debolezza strutturale dello yen, scivolato a ridosso di quota 161,60 per dollaro, sui minimi da quarant’anni. La ministra delle Finanze giapponese, Satsuki Katayama, ha discusso la volatilità dei mercati valutari con il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, mentre gli operatori continuano a monitorare la distanza tra i tassi USA e quelli nipponici.
Male anche l’Asia, cedono il passo anche oro e petrolio
La contrazione più violenta si è consumata a Seul, dove il Kospi è precipitato del 5,69%, dopo essere arrivato a perdere oltre il 6% e aver innescato una temporanea sospensione automatica delle contrattazioni.
Il crollo giunge all’indomani del massimo storico del listino coreano, colpito dai deflussi degli operatori esteri che, secondo le stime governative, hanno venduto azioni locali per circa 140 mila miliardi di won durante l’intero rally. Il won è scivolato a 1.535 per dollaro, spingendo il ministro delle Finanze Koo Yun-cheol a definire “eccessivo” il movimento della valuta.
Nel resto della regione, Hong Kong ha perso l’1,43% e lo Shanghai Composite lo 0,77%, risentendo del rafforzamento del dollaro americano (indice a 101,06). A Taipei, il Taiex ha ceduto lo 0,63%. Secondo Chris Weston, responsabile della ricerca di Pepperstone, è in atto una rotazione dei capitali verso settori difensivi e con flussi di cassa più prevedibili, sebbene non si tratti di un abbandono del comparto dell’intelligenza artificiale. In controtendenza Mumbai, dove il Sensex ha registrato un frazionale +0,05% grazie alla tenuta dei farmaceutici (+1,8%) e al calo del petrolio.
Sul fronte delle commodity, il Brent ha ceduto l’1,17% a 76,99 dollari al barile e il Wti lo 0,76% a 73,30 dollari, complici la tregua in Medio Oriente e la riapertura dei flussi nello Stretto di Hormuz. L’oro è scivolato dell’1,7% a 4.119 dollari l’oncia. La debolezza asiatica condiziona l’avvio europeo, con i futures paneuropei in calo dello 0,6%.
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