È quanto emerge dall’analisi condotta dal Senior Portfolio Manager della casa d’investimento confrontando il modello adottato dalle grandi big tech USA con lo schema di sviluppo promosso da Pechino
Due strategie divergenti che riflettono sia fattori culturali, sia differenze strutturali. Sono i due modelli di sviluppo dell’IA, uno adottato dalle grandi aziende tecnologiche statunitensi e l’altro promosso da Pechino, esaminati da Carlo Gioja, Senior Portfolio Manager Plenisfer Investments SGR. Da un lato, le big tech USA impegnate ad investire ingenti capitali in chip avanzati e nello sviluppo di modelli sempre più potenti, alla ricerca dell’Intelligenza Artificiale Generale, una sorta di super-intelligenza estremamente autonoma e capace. Con il risultato però di far impennare i costi e mettere sotto pressione i bilanci aziendali. Dall’altro lato la Cina, che punta a rendere l’inferenza IA il più possibile accessibile e a basso costo, accelerandone l’adozione su vasta scala.
IA, VANTAGGI E FATTORI CRITICI
In questa corsa all’IA, gli Stati Uniti hanno il vantaggio di disporre dei chip più avanzati, mentre la Cina non riesce a produrre semiconduttori di ultima generazione, dal momento che è esclusa dai principali fornitori globali di macchinari avanzati per la produzione di chip. Pechino, dal canto suo, vanta una capacità installata di produzione elettrica molto più ampia di Washington che, invece, soffre un significativo collo di bottiglia energetico che rende l’espansione dell’IA complessa e costosa. La vittoria nella corsa all’IA dipenderà in parte da chi supererà per primo i propri limiti strutturali: l’energia per gli Stati Uniti o i chip per la Cina…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
