L’investimento massiccio nell’infrastruttura dell’IA espone le Big Tech a rischi crescenti: ritorni incerti, hardware che invecchia troppo in fretta, accuse di “lifting contabile” e proteste legate ai costi energetici
Negli ultimi due anni i data center sono diventati la nuova spina dorsale dell’economia americana. Alimentano l’esplosione dell’intelligenza artificiale, trainano gli investimenti delle Big Tech e sostengono buona parte della crescita del PIL degli Stati Uniti. Sono dunque percepiti come un “sacro graal” industriale, indispensabile per mantenere la leadership tecnologica globale. Eppure, mentre la loro espansione procede a ritmi senza precedenti, sta emergendo un quadro sempre più problematico.
I QUATTRO SEGNALI
I data center sono infrastrutture sempre più costose, soggette a cicli di obsolescenza difficili da sostenere e in grado di produrre attriti sociali ed economici nei territori che li ospitano. Negli ultimi mesi, i segnali finanziari, industriali e sociali stanno infatti mostrando che la traiettoria attuale potrebbe non essere sostenibile.
Dalla possibilità che i data center non riescano a ripagare gli investimenti al rischio di un’economia circolare artificiale, dal ricorso crescente a trucchi contabili per mascherare l’obsolescenza fino alle tensioni ambientali e ai rincari delle bollette, il modello che sostiene l’IA generativa inizia oggi a mostrare i primi limiti strutturali.
Ecco i quattro segnali che, più di altri, mostrano che il modello attuale potrebbe presto richiedere una revisione profonda…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.