Secondo l’esperta di Fidelity International, i rischi odierni per gli investitori sono più simili a quelli della crisi dei subprime rispetto a quelli paragonabili alla bolla delle dotcom
E’ davvero possibile vivere di rendita? Fidelity International ha provato a rispondere a questa domanda nel suo roadshow invernale che, a Milano, si è tenuto nella sede di Borsa Italiana. Sul palco, oltre agli esperti della casa d’investimento, anche il giornalista e scrittore Ferruccio De Bortoli e Tommaso Masi, divulgatore in ambito economico. Partendo dalla sfida del passaggio generazionale e dal cronico ritardo dell’Italia nell’alfabetizzazione finanziaria, gli esperti hanno delineato le sfide che i consulenti finanziari – con l’aiuto delle case di investimento – dovranno affrontare e stanno già affrontando. Una di queste, ha sottolineato l’Head of Distribution Natale Borra, è l’orizzonte di investimento piuttosto ridotto (in media 4 anni) che accomuna gli investitori italiani.
MERCATI IRRAZIONALI? NO, SOLO APOLITICI
A delineare il quadro dei mercati è stata la strategist Donatella Principe: “Eravamo già nell’epoca delle policrisi e Trump ce lo ha confermato – ha esordito l’esperta – eppure gli indici sono sui massimi storici e anche il corporate sta facendo bene. Siamo di fronte a una esuberanza irrazionale dei mercati? In realtà no, perché i mercati sono apolitici e cinici, guardano ai numeri”. L’esperta ha fatto l’esempio del Venezuela che “ha enormi riserve naturali, ma vale solamente lo 0,1% del PIL globale” e per questo “il mercato può permettersi di guardare oltre”. Approccio simile a quello sulla guerra commerciale che “un anno fa era il timore principale degli investitori e oggi sembra scomparsa dai radar”. Questo perché, ha spiegato Principe, l’economia ha mostrato capacità di adattamento e la Cina, nonostante i dazi che sono effettivamente aumentato, ha chiuso l’anno con un surplus commerciale record…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.