Si fa sempre più concreta l’ipotesi di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea in occasione della riunione dell’11 giugno. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente e il conseguente impatto sui costi energetici hanno spinto l’inflazione nell’area euro al 3,2%, allontanandola sensibilmente dall’obiettivo di stabilità dell’istituto guidato da Christine Lagarde.
Il consenso degli economisti
Secondo un sondaggio Bloomberg, la quasi totalità degli economisti interpellati si attende un rialzo del costo del denaro già la prossima settimana. La prospettiva prevalente indica una strategia restrittiva che potrebbe protrarsi per tutto l’anno, con una possibile seconda manovra di rialzo attesa per il mese di settembre, in concomitanza con il rilascio delle nuove proiezioni macroeconomiche. Il tasso sui depositi, secondo le previsioni, potrebbe raggiungere la soglia del 2,50% entro fine 2026.
Stagflazione all’orizzonte?
La decisione della BCE si inserisce in un contesto economico fragile: il Prodotto Interno Lordo dell’Eurozona ha segnato un calo dello 0,2% su base trimestrale, deludendo le attese di crescita.
Questo rallentamento, unito all’aumento dei prezzi, alimenta il timore di uno scenario di stagflazione, sebbene la presidente Lagarde abbia precedentemente respinto tale definizione. Gli analisti di Goldman Sachs prevedono una revisione al ribasso delle stime di crescita del PIL europeo, portandole allo 0,7% per il 2026 e all’1% per il 2027.
Le previsioni degli analisti
I principali player di mercato concordano sulla necessità di un intervento immediato:
- BNP Paribas (Markets360): si attende un rialzo di 25 punti base a giugno, seguito da un ulteriore aumento a settembre, per mantenere i tassi al 2,5% fino a fine 2027.
- Amundi Investment Institute: stima che la BCE adotterà un approccio prudente, confermando un rialzo di 25 punti base replicabile nel terzo trimestre, in attesa di valutare la persistenza dello shock energetico.
Nonostante il consenso indichi un possibile taglio dei tassi entro la metà del 2027, la persistenza dell’inflazione core — stimata intorno al 2,5% — rende al momento incerto qualsiasi ritorno a politiche monetarie ultra-espansive nel breve periodo.
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