La Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi di riferimento, ma il comunicato ufficiale e il nuovo scenario macroeconomico suggeriscono che la pausa sia prossima a terminare.
Nonostante la stabilità attuale — con il tasso sui depositi al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40% — Francoforte si prepara a una “stretta sgradevole” tra giugno e l’estate 2026 per contrastare il ritorno dell’inflazione energetica.
Inflazione al 3% e shock energetico
Il quadro per l’Eurozona si è complicato in aprile, con l’inflazione salita al 3,0% (dal 2,6% di marzo). A preoccupare il Consiglio direttivo è soprattutto la componente energetica, balzata al 10,9% a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Sebbene l’inflazione core (al netto di energia e alimentari) resti al 2,2%, il rischio che i rincari della bolletta energetica filtrino nei listini finali e nei salari ha spinto la presidente Christine Lagarde a dichiarare che i rischi al rialzo per i prezzi si sono intensificati.
Verso la stretta di giugno
I mercati stanno già prezzando due rialzi da 25 punti base entro la fine del 2026. Piero Cipollone, membro italiano del Comitato esecutivo della Bce, ha confermato che la situazione attuale sta deviando dalle proiezioni di marzo, aumentando la probabilità di un adeguamento dei tassi.
Sulla stessa linea Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, che ha condizionato il mantenimento dello status quo a un netto miglioramento dei dati di giugno, scenario che appare al momento incerto.
L’impatto sull’economia reale e sull’Italia
Il ritorno alla stretta monetaria avviene in un contesto di crescita stagnante: il Pil dell’area euro è aumentato di un marginale 0,1% nel primo trimestre del 2026. In Italia, nonostante un lieve sovra-performance (+0,2%), la preoccupazione riguarda il costo del debito pubblico e la resilienza delle piccole imprese di fronte a un credito più caro.
Per le famiglie, la prospettiva di nuovi rialzi si traduce già in una risalita dell’Euribor, rendendo i mutui variabili più onerosi e frenando le operazioni di surroga. Con il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari, la Bce sembra orientata a preferire il rigore monetario per evitare una spirale inflattiva, accettando il rischio di un ulteriore rallentamento dell’economia europea.
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Foto: Alexandros Michailidis via Shutterstock
