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    Homepage » BCE, tassi fermi al 2%: il ciclo dei tagli è davvero finito?

    BCE, tassi fermi al 2%: il ciclo dei tagli è davvero finito?

    Benzinga NeuroBy Benzinga Neuro18/12/2025 Economia 3 min. di lettura
    BCE, tassi fermi al 2%: il ciclo dei tagli è davvero finito?
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    L’Eurotower sceglie la stabilità per l’ultimo appuntamento dell’anno. Come ampiamente previsto dai mercati, la Banca Centrale Europea ha confermato il tasso sui depositi al 2%, sancendo una fase di attesa che molti analisti interpretano come il capolinea del ciclo di allentamento monetario iniziato nella prima metà del 2025.

    Resilienza europea e l’ombra di nuovi rialzi nel 2026

    Il dato politico-economico più rilevante emerso dal Consiglio Direttivo è la sorprendente tenuta dell’economia dell’Eurozona. Nonostante le nubi geopolitiche, il PIL dell’area euro ha mostrato una resilienza superiore alle attese, spingendo lo staff della BCE a rivedere al rialzo le stime di crescita. Secondo le nuove proiezioni, che ora si estendono fino al 2028, la crescita dovrebbe stabilizzarsi sopra il potenziale, attestandosi intorno all’1,4%, con un’inflazione ancorata al target del 2%.

    Questa “Area Goldilocks” — né troppo calda, né troppo fredda — ha però risvegliato i falchi del board. Sebbene la Presidente Christine Lagarde mantenga un approccio rigorosamente “data-dependent”, esponenti di spicco come Isabel Schnabel hanno già lanciato un avvertimento: se la crescita dovesse accelerare ulteriormente, la prossima mossa sui tassi potrebbe non essere un taglio, bensì un nuovo rialzo entro la fine del 2026.

    Divergenza con la Fed e il rebus del cambio

    Un tema centrale per gli investitori resta la divergenza con gli Stati Uniti. Mentre la Federal Reserve sembra orientata a proseguire con i tagli dei tassi sotto la pressione del nuovo corso politico a Washington, la BCE appare ferma sulle sue posizioni. Questa asimmetria sta alimentando il rafforzamento dell’euro, che scambia sopra quota 1,17 contro dollaro.

    Un euro forte favorisce il controllo dell’inflazione importata (energia in primis), ma rischia di zavorrare la competitività dell’industria europea, già sotto pressione per i costi strutturali. Al momento, tuttavia, Francoforte sembra disposta a tollerare un cambio elevato pur di blindare la stabilità dei prezzi.

    La “noia” di questo Natale monetario potrebbe essere solo la calma prima della tempesta: il 2026 si preannuncia come l’anno in cui la BCE dovrà decidere se tornare a stringere i cordoni della borsa per evitare il surriscaldamento economico.

    Potrebbe interessarti: BCE: pronto un doppio rialzo dei tassi, mutui e Italia sotto pressione


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