Quello che inizialmente era stato classificato come un sussulto temporaneo dei mercati si sta trasformando in una crisi strutturale. Con il perdurare del blocco dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche nel Golfo, gli analisti avvertono: il ritorno di un’inflazione elevata e persistente nell’Eurozona è ormai inevitabile.
Prezzi in corsa e crescita asfittica
I dati di marzo hanno già evidenziato un’inversione di tendenza: l’inflazione nell’area euro è salita al 2,6%, partendo dall’1,9% di febbraio, trainata da un balzo del 5,1% dei costi energetici su base mensile. Le proiezioni indicano che il dato supererà a breve la soglia del 3%, allineandosi a quanto già osservato negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Questo scenario si innesta su un tessuto economico fragile. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha già provveduto a tagliare le stime di crescita per le principali economie europee nel 2026:
- Germania: cala allo 0,8% (dall’1,1%).
- Francia: ridotta allo 0,9% (dall’1%).
- Italia: limata allo 0,5% (dallo 0,7%).
Con il petrolio stabilmente intorno ai 100 dollari al barile, il rischio concreto è quello della stagflazione: una combinazione di inflazione galoppante e stagnazione economica.
Il dilemma della BCE
La Banca Centrale Europea si trova in una posizione complessa. Un rialzo dei tassi di interesse potrebbe soffocare una crescita già debole, ma l’inerzia rischierebbe di far perdere il controllo sulle aspettative di inflazione e di indebolire ulteriormente l’euro rispetto al dollaro, valuta con cui viene scambiata l’energia.
Dopo aver mantenuto i tassi invariati nella riunione del 19 marzo, l’istituto di Francoforte potrebbe essere costretto a un intervento restrittivo per preservare la stabilità dei prezzi, pur dovendo monitorare attentamente gli spread per evitare crisi di stabilità finanziaria.
Dalla protezione alla “distruzione” della domanda
Sul fronte politico, gli esperti suggeriscono un cambio di passo. Piuttosto che sussidiare i consumi con tagli alle accise — misura giudicata troppo onerosa per i debiti pubblici nel lungo periodo — i governi potrebbero dover ricorrere a misure di “distruzione della domanda”, simili a quelle adottate durante la crisi petrolifera degli anni ’70, come il ritorno massiccio allo smart-working per ridurre i consumi energetici.
Per ulteriori aggiornamenti su questo argomento, aggiungi Benzinga Italia ai tuoi preferiti oppure seguici sui nostri canali social: X e Facebook.
Ricevi informazioni esclusive sui movimenti di mercato 30 minuti prima degli altri trader
La prova gratuita di 14 giorni di Benzinga Pro, disponibile solo in inglese, ti permette di accedere ad informazioni esclusive per poter ricevere segnali di trading utilizzabili prima di milioni di altri trader. CLICCA QUI per iniziare la prova gratuita.
Foto: Shutterstock
