Comprare online una cover per smartphone da 4 euro, un caricatore da 6 o un paio di auricolari a basso costo sta per diventare meno conveniente per i cittadini europei. A partire dal primo luglio 2026, entrerà ufficialmente in vigore una tassa fissa di 3 euro su ogni singolo prodotto acquistato tramite e-commerce da Paesi extra-UE, decretando la fine dell’era dei micro-acquisti low cost spediti direttamente dall’Asia.
Rincari fino al 60% sui beni di piccolo valore
L’impatto economico del nuovo balzello sarà avvertito soprattutto sui beni di valore esiguo: un articolo da 5 euro arriverà a costarne 8, subendo un rincaro percentuale del 60%. La misura, confermata dalla Commissione europea, punta a eliminare la distorsione di mercato legata alla soglia “de minimis”, che fino a oggi garantiva l’esenzione dai dazi doganali per tutti gli acquisti inferiori a 150 euro, favorendo la crescita esplosiva dei marketplace asiatici.
Bruxelles ha strutturato il provvedimento in due fasi distinte:
- Fase transitoria (1° luglio 2026 – 1° luglio 2028): si applicherà la tariffa fissa di 3 euro per prodotto, appoggiandosi alle infrastrutture informatiche già esistenti negli Stati membri per accelerare i controlli. I proventi andranno ad alimentare direttamente il bilancio dell’Unione europea.
- Regime definitivo (dal 1° luglio 2028): la tariffa fissa decadrà e il dazio verrà calcolato in modo analitico in base alla specifica classificazione tariffaria della merce acquistata.
I nodi del mercato: concorrenza e sicurezza dei consumi
Sotto il profilo economico, l’obiettivo dichiarato della Commissione è riequilibrare la concorrenza tra gli operatori europei e i giganti dell’ultra-fast e-commerce, i quali beneficiano di costi di produzione, logistica e fiscalità estremamente vantaggiosi. Sebbene Bruxelles abbia precisato che il provvedimento “non ha la Cina nel mirino”, i dati doganali certificano che oltre il 90% delle importazioni extra-UE registrate lo scorso anno proveniva proprio dal mercato cinese.
Oltre alle motivazioni di bilancio, la Commissione solleva una questione legata alla sicurezza dei consumatori. Secondo le rilevazioni europee, infatti, oltre il 60% dei beni che varcano le frontiere dell’Unione nei settori dell’elettronica, dei giocattoli e dei cosmetici non rispetta pienamente gli standard di qualità UE. La nuova barriera tariffaria mira pertanto a disincentivare lo shopping impulsivo di merci potenzialmente non conformi, modificando strutturalmente le abitudini di consumo sul web.
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Foto: amesteohart via Shutterstock
