DPAM, in un commento di Ophelie Mortier 2026, offre un “reality check” per il 2026, con la sostenibilità alla prova dell’integrazione nei modelli di business e nelle strategie industriali
Gli investimenti ESG non sono una moda in declino, ma diventano un fattore strutturale di competitività. In un mondo segnato da incertezza climatica e geopolitica, in cui la sostenibilità resta un imperativo strategico, a patto che sia credibile, misurabile e orientata ai risultati. Un approfondimento di DPAM, asset manager belga specializzato negli investimenti sostenibili, sulle prospettive per il 2026 nel mondo degli investimenti ESG, a cura di Ophelie Mortier, Chief Sustainable Investment Officer, sottolinea che dopo l’ondata di entusiasmo per gli investimenti ESG in Europa all’inizio del decennio, la sostenibilità entra oggi in una nuova fase, più matura e meno ideologica, con la necessità di un vero e proprio “reality check”.
NON UN ARRETRAMENTO MA UNA RICALIBRAZIONE
Quindi, secondo l’analisi di DPAM, non un arretramento dell’ESG, ma una sua profonda ricalibrazione: in un contesto dominato da shock geopolitici, tensioni macroeconomiche e crescente incertezza normativa, la sostenibilità smette infatti di essere narrazione aspirazionale e diventa strumento concreto di gestione del rischio, resilienza industriale e competitività di lungo periodo. Mortier spiega che la spinta iniziale, sostenuta da flussi di capitale record e da un quadro regolamentare europeo particolarmente ambizioso, ha lasciato spazio a un approccio più pragmatico…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.