La battaglia contro l’inflazione nell’area euro non è ancora vinta. Durante il suo ultimo intervento, la Presidente della BCE Christine Lagarde ha sottolineato come la volatilità dei prezzi energetici stia creando nuove pressioni al rialzo, complicando il percorso verso l’obiettivo del 2%. Le dichiarazioni arrivano in un momento critico, con il greggio WTI che scambia sopra i 90 dollari e le catene di approvvigionamento nuovamente sotto stress.
1. L’energia come catalizzatore d’instabilità
Lagarde ha evidenziato che, sebbene l’inflazione “headline” abbia mostrato segni di cedimento nei mesi scorsi, il nuovo shock energetico rischia di trasmettersi rapidamente ai prezzi al consumo e ai salari.
- Il fattore geopolitico: l’instabilità in Medio Oriente non è più solo un rischio potenziale, ma un fattore determinante che sta influenzando le aspettative di lungo periodo di imprese e famiglie.
- Effetti di secondo round: la BCE teme che l’aumento dei costi energetici possa innescare una nuova spirale prezzi-salari, rendendo l’inflazione strutturale (core) più difficile da estirpare.
2. Politica Monetaria: niente sconti sui tassi
Le parole della Presidente suggeriscono un approccio improntato alla massima cautela. Nonostante il rallentamento dell’attività economica in alcune delle principali economie del blocco (Germania in primis), la priorità assoluta di Francoforte resta il mandato della stabilità dei prezzi.
- Tassi “Higher for Longer”: il mercato, che scommetteva su tagli aggressivi dei tassi entro l’estate, deve ora fare i conti con la retorica del “data-driven”. La BCE non prenderà impegni preventivi su future riduzioni fino a quando non ci sarà la certezza che lo shock energetico sia stato riassorbito.
- Liquidità: resta alta l’attenzione sul drenaggio della liquidità dal sistema, una misura necessaria per raffreddare ulteriormente la domanda aggregata.
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3. Eurozona vs USA: divergenze macro
Il monito di Lagarde evidenzia anche una crescente divergenza con la Federal Reserve. Mentre gli Stati Uniti affrontano le proprie sfide legate al debito e alle politiche di spesa dell’amministrazione Trump, l’Europa è più direttamente esposta alla crisi dei prezzi energetici a causa della sua dipendenza dalle importazioni. Questa asimmetria potrebbe mettere sotto pressione il cambio Euro-Dollaro nelle prossime settimane, influenzando ulteriormente il costo delle materie prime denominate in dollari.
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Foto: Alexandros Michailidis viaShutterstock
