La reazione resta contenuta nonostante le tensioni su energia, inflazione e commercio globale
La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz stanno modificando gli equilibri economici globali, con effetti immediati su energia, inflazione e mercati finanziari. Il rialzo dei prezzi della benzina negli Stati Uniti e l’aumento dei rendimenti obbligazionari indicano un cambio di scenario rilevante per investitori e policymaker. Secondo l’analisi di Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO di Plenisfer Investments SGR, il rischio principale è l’ingresso in una fase di stagflazione, in cui crescita debole e inflazione elevata si combinano.
MERCATI SOTTO PRESSIONE, REAZIONE CONTENUTA
Dall’inizio del conflitto, i mercati finanziari hanno reagito in modo ordinato, senza segnali di panico diffuso. Le borse hanno registrato un calo moderato, mentre i rendimenti obbligazionari a lungo termine sono saliti, riflettendo aspettative di inflazione più persistente. Come osserva Giordano Lombardo nella sua analisi trimestrale, “la correzione sui mercati azionari è stata tutto sommato contenuta”, con un aumento limitato del premio per il rischio e un allargamento marginale degli spread creditizi. Il settore energetico si è distinto come principale beneficiario, sostenuto dall’aumento dei prezzi delle materie prime. Al contrario, l’oro ha registrato un calo inatteso, legato probabilmente a esigenze di liquidità da parte di operatori esposti al conflitto…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
