Le parole scelte dai maggiori dizionari non rappresentano solo l’anno che sta per concludersi, ma anche delle tendenze per gli anni a venire
Se avete mai letto quel mattone de Il Conte di Montecristo, vi ricorderete, forse, che tra i personaggi compare quel vecchietto austero, ma anche molto amorevole, di Noirtier De Villefort. Un tempo rivoluzionario, per la maggior parte del romanzo di Dumas, si ritrova costretto su una sedia da una malattia che gli ha tolto anche l’utilizzo della parola. Per comunicare utilizza gli occhi, con i quali fa cenno di ‘sì’ o di ‘no’, e che punta sulle parole indicategli dai suoi interlocutori per mezzo di un dizionario.
Parliamo di una storia ambientata nell’800, dove la nipote Valentina poteva indicare al nonno Noirtier parole come “sciamannato”, “sagittabondo” o “gaglioffo”, che forse a noi appaiono molto più strane di “videocall”, “fine tuning” o “microchip”. C’è però una cosa che accomuna i tre vocaboli ottocenteschi dagli ultimi tre più recenti: nessuno di questi è stato scelto tra le parole del 2025. Per scoprire il terzetto che meglio racconta l’anno appena trascorso, bisogna scendere ancora un pochino, e addentrarsi nel fitto del Sunday View di questa settimana.
ANNUS VOCABOLIS
Ogni anno, quando di fogli sul calendario ne rimangono ormai pochi, gli istituti dietro i grandi dizionari si ritrovano per eleggere quelle che secondo loro sono le parole che meglio rappresentano i 12 mesi appena trascorsi. Non devono essere per forza le più utilizzate, ma raccontare uno spaccato della società che diventa sempre più preponderante. E secondo voi, in quale campo semantico possono mai ricadere certe parole così rappresentative del 2025? Esatto: social, intelligenza artificiale… Quelle così lì, insomma…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.