Per Katharine Neiss, chief European economist, Fixed Income, l’Italia è un caso emblematico per l’elevata esposizione alle importazioni di GNL, unita alla sua economia ad alta intensità energetica
L’Europa figura tra le regioni più esposte all’attuale crisi energetica, a causa della sua forte dipendenza dalle forniture esterne. Questa vulnerabilità giunge in un momento delicato per la strategia di crescita europea. A dirlo è l’analisi di Katharine Neiss, chief European economist, Fixed Income di PGIM. L’impulso di crescita nei prossimi anni, infatti, secondo alcune previsioni, sarebbe derivato dalla spesa per la difesa, dalle infrastrutture pubbliche e da una spinta parziale alla reindustrializzazione. Si tratta di settori tra i più energivori dell’economia. Prezzi dell’energia più elevati e più volatili colpiscono, quindi, proprio le aree su cui i policymaker facevano affidamento per generare slancio.
L’IMPATTO SULLA CRESCITA
Secondo PGIM, a differenza del periodo post-invasione della Russia in Ucraina, lo shock attuale rischia di incidere sull’economia reale. L’inflazione resta più contenuta rispetto all’impennata registrata dopo il 2022 e stimata intorno al 4-5%. I prezzi più elevati dell’energia agiscono come un classico shock di offerta, aumentando i costi per famiglie e produttori e pesando sull’attività. In questo scenario è probabile che i timori per la crescita domineranno la prossima fase dei prezzi di mercato, in particolare se persisteranno condizioni finanziarie più restrittive…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
