Nell’analisi di Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies, Plenisfer Investments SGR, gli investimenti nella difesa sono frutto di una riorganizzazione della spesa pubblica e privata per la sicurezza, fisica e digitale
Un’industria che per due secoli ha venduto piattaforme fisiche – carri armati, navi, aerei – si è trasformata in una che commercializza sistemi integrati di raccolta e di elaborazione dell’informazione con capacità fisiche incorporate. Dal punto di vista economico la differenza è sostanziale: un capex discreto rispetto a ricavi ricorrenti, l’ammortamento rispetto all’aggiornamento continuo, il consumo rispetto aall’incremento di valore nel tempo. “Quello che stiamo osservando non è un’accelerazione del ciclo di riarmo tradizionale quanto piuttosto una riorganizzazione della spesa pubblica e privata attorno a una nuova categoria economica: la sicurezza, fisica e digitale” tiene a precisare Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies, Plenisfer Investments SGR.
SPESA MILITARE GLOBALE OLTRE I 3.600 MILIARDI DI DOLLARI ENTRO IL 2030
Si prevede che la spesa militare globale possa crescere di circa 900 miliardi di dollari, superando i 3.600 miliardi entro il 2030 e portando il peso sul PIL mondiale verso il 3%. “Il cambiamento è qualitativo e prevede il passaggio da una logica di soglia minima a una logica di mandato strutturale. Al Summit NATO dell’Aia del 2025, lo schema adottato dagli alleati è articolato su due livelli: almeno il 3,5% del PIL destinato alla difesa tradizionale, più fino all’1,5% per infrastrutture critiche, sicurezza delle reti digitali, prontezza civile e innovazione, per un totale potenziale del 5% entro il 2035” spiega Franzin…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
