Per gli esperti della casa d’investimento, alla luce di tassi più alti, se la crescita economica dovesse rallentare in modo marcato, il quadro fiscale si potrebbe deteriorare ulteriormente e i listini risentirne
La settimana scorsa i rendimenti dei titoli di Stato sono tornati al centro dell’attenzione. I timori legati all’impatto inflazionistico del conflitto in Medio Oriente hanno spinto i rendimenti al rialzo lungo quasi tutte le scadenze della curva nella maggior parte dei mercati sviluppati. Negli Stati Uniti, in particolare, i rendimenti nominali e reali a trent’anni hanno toccato massimi pluridecennali, mentre il decennale e il biennale sono saliti a livelli che non si vedevano dall’inizio del 2025.
COSTRUTTIVI NEL MEDIO TERMINE MA CAUTI NEL BREVE PERIODO
“Non ci troviamo nel 2022 ma con i mercati azionari ancora vicini ai massimi storici e i tassi statunitensi in rialzo, il rischio per una possibile correzione merita attenzione” fanno sapere Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer Equities, e Ashok Bhatia, CFA, Chief Investment Officer and Global Head of Fixed Income di Neuberger. I due manager, che alla luce della solida stagione degli utili del primo trimestre sfoggiata dalle aziende dell’S&P 500, sono convinti che il mercato azionario abbia ancora margine di crescita e restano costruttivi nel medio termine ma preferiscono rimanere cauti nel breve periodo…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
