Edmond de Rothschild, in un commento di Manuel Maleki, analizza 5 paradossi del petrolio: apparente abbondanza di scorte, il caso Cina, fino al vincolo invisibile dei necessari riacquisti
Le riserve petrolifere di emergenza dei Paesi OCSE superano i 4 miliardi di barili, e se si aggiungono quelle delle altre principali economie, Cina in primis, e le scorte commerciali dell’industria, il totale ammonta a diversi miliardi di barili, pari a 40-50 giorni di consumi. Questo livello di scorte suggerisce una significativa capacità di assorbire gli shock, ma è fuorviante, perché il mercato petrolifero è fatto di flussi, non di scorte, e la capacità di mantenerne la continuità determina i prezzi. L’interruzione di Hormuz non è uno shock produttivo, ma logistico, e il rilascio delle riserve strategiche è una risposta necessariama limitata.
HORMUZ, LA RISPOSTA ALLA CRISI DEL 1973
È il primo dei 5 paradossi sul petrolio analizzati da Edmond de Rothschild AM in un commento di Manuel Maleki, Deputy Director, Economist, United States and Commodities, che a seguire elenca la nascita di un “meccanismo assicurativo” nel 1973, il mito dell’effetto immediato, il caso a sé della Cina, e il vincolo invisibile della ricostruzione delle scorte. La crisi petrolifera di oltre mezzo secolo fa portò alla creazione dell’Agenzia internazionale per l’energia, con la regola secondo cui ogni paese doveva detenere l’equivalente di almeno 90 giorni di importazioni nette. Ma, osserva Maleki, rilasciare greggio non significa immettere carburante nel sistema, perché nel mezzo c’è il vincolo della raffinazione…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
