Nuovi stili di consumo spingono il settore verso prodotti più leggeri
Il Vinitaly 2026 segna un passaggio chiave per il vino italiano, chiamato a ridefinire strategie e posizionamento in un contesto più complesso. Tra tensioni commerciali, pressioni regolatorie e cambiamenti nei consumi, il settore ha già messo al centro una direttrice precisa: lo sviluppo dei vini a bassa gradazione alcolica, sempre più rilevanti nel ripensamento dell’offerta. Una direzione che non mancherà di suscitare perplessità nella componente più tradizionalista del settore, ma che riflette un’evoluzione ormai difficilmente reversibile.
VINITALY, VINI A BASSA GRADAZIONE: LEVA DI SVILUPPO
Secondo Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative, “la bassa gradazione alcolica naturale rappresenta ormai un passaggio indispensabile per intercettare l’evoluzione dei consumi”. I dati confermano questa direzione: nel 2025 le bevande a bassa gradazione registrano tassi di crescita. In alcuni segmenti arrivano fino al +35%, mentre circa il 43% dei consumatori europei si definisce “bevitore ibrido”, alternando prodotti alcolici e analcolici. Anche in Italia il fenomeno è in accelerazione, con il vino 0.0% che ha superato i 55 milioni di euro nel 2024 e tassi di crescita annui prossimi al +39%. Rigotti ha inoltre sottolineato la necessità di distinguere chiaramente tra vini a bassa gradazione naturale, vini dealcolati e bevande analcoliche a base vino. Per le imprese, la direzione è definita: innovare senza snaturare il prodotto. Ampliando l’offerta e mantenendo elevati standard qualitativi. In un mercato stagnante, il segmento no/low alcohol rappresenta ancora una quota limitata (circa 1–2%), ma è quello con le prospettive di sviluppo più rilevanti…
Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge.com.
