In una mattinata segnata dal pessimismo dei consumatori certificato dall’Istat, lo Stato italiano incassa un importante voto di fiducia dai mercati. Il Tesoro ha collocato l’intero ammontare di 7,5 miliardi di euro in Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) con scadenza a sei mesi, registrando una domanda che ha superato gli 11,8 miliardi, con un rapporto di copertura (bid-to-cover) di 1,58.
I rendimenti: perché il BOT a 6 mesi vola al 4,05%
Il dato più atteso riguardava il rendimento lordo, che ha risentito direttamente delle tensioni geopolitiche e delle attese di una politica monetaria della BCE che fatica a tagliare i tassi a causa del “caro-energia“.
- Rendimento lordo:iIl tasso è salito al 4,05%, in netto rialzo rispetto all’asta di fine febbraio.
- Rendimento netto: considerando la tassazione agevolata sui titoli di Stato del 12,5%, il rendimento netto reale per l’investitore si attesta intorno al 3,54%.
- Confronto: si tratta di un valore estremamente competitivo rispetto ai conti deposito vincolati, offrendo al contempo una liquidità quasi immediata sul mercato secondario.
Perché i risparmiatori scelgono il “breve termine”
La scelta del BOT semestrale non è casuale. In un contesto dove Larry Fink avverte di una possibile recessione ripida con il petrolio a 150 dollari, gli investitori italiani stanno adottando una strategia di “attesa attiva”:
- Protezione dal rischio tassi: investire a 6 mesi permette di non “incastrare” il capitale per anni, mantenendo la flessibilità di reinvestire a tassi potenzialmente ancora più alti se l’inflazione dovesse scappare di mano in estate.
- Zero commissioni: ricordiamo che per i BOT acquistati in asta, le commissioni bancarie sono per legge nulle o estremamente ridotte, rendendo l’investimento trasparente e conveniente anche per piccoli importi (minimo 1.000 euro).
- Alternative in stand-by: molti investitori hanno utilizzato questa asta come “parcheggio” della liquidità in vista del nuovo BTP Valore di aprile, le cui date ufficiali saranno comunicate a breve dal Tesoro.
L’effetto “Guerra” sul debito pubblico
Il successo dell’asta odierna dimostra che, nonostante la “decimazione militare” dell’Iran evocata da Trump, l’Italia mantiene una solida base di investitori domestici. Tuttavia, il rialzo dei rendimenti pagati dallo Stato (il 4,05% è un costo non indifferente per le casse pubbliche) evidenzia come il conflitto stia rendendo più oneroso il rifinanziamento del debito, un fattore che il MEF dovrà gestire con estrema prudenza nel prossimo Documento di Economia e Finanza (DEF) di aprile.
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