In un panorama fiscale spesso caratterizzato da incertezze, la Legge di Bilancio 2026 lancia un segnale di stabilità per i contribuenti senior. Il regime forfettario, la cosiddetta “Flat Tax”, si conferma uno degli strumenti più efficaci per chi, pur essendo già in pensione, decide di rimettersi in gioco professionalmente. La notizia chiave per l’anno in corso riguarda la proroga della soglia di reddito a 35.000 euro, una deroga al limite ordinario che permette a una platea più vasta di accedere ai benefici fiscali.
Regime forfettario: un’opportunità d’oro per i neo-imprenditori over 60
Chi apre una partita IVA dopo la pensione può contare su un sistema di tassazione estremamente leggero, come riportato da Italia Informa. L’aliquota ordinaria dell’imposta sostitutiva è fissata al 15%, ma per chi avvia una nuova attività il prelievo scende addirittura al 5% per i primi cinque anni.
I dati del Ministero dell’Economia confermano l’appeal della misura: sono circa 41.000 i pensionati che hanno già scelto questa strada. Oltre al risparmio fiscale, il regime garantisce semplificazioni contabili cruciali: esenzione dall’IVA in fattura, esonero dagli obblighi di registrazione e una gestione amministrativa ridotta al minimo.
Il vincolo dei 35.000 euro e lo spettro del 2027
Il diritto ad applicare la Flat Tax nel 2026 dipende dal reddito percepito nell’anno precedente. Il limite da non superare è di 35.000 euro lordi di pensione (o lavoro dipendente) maturati nel 2025. È un passaggio delicato: il calcolo va effettuato sul lordo, senza considerare detrazioni o deduzioni.
Tuttavia, gli esperti avvertono: la soglia agevolata ha natura temporanea. Salvo nuove proroghe, dal 2027 il limite tornerà a 30.000 euro, restringendo drasticamente i margini di manovra per i redditi medio-alti.
Fatturare all’ex datore di lavoro: tra divieti e chiarimenti
Un tema spesso dibattuto riguarda la possibilità di lavorare per l’azienda da cui si è appena usciti. La norma generale vieta il forfettario se l’attività è svolta prevalentemente verso l’ex datore di lavoro degli ultimi due anni. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha fornito un chiarimento vitale:
- Pensione di vecchiaia: se la partita IVA viene aperta dopo il pensionamento obbligatorio per legge, la causa ostativa decade. Il pensionato può fatturare anche il 100% all’ex datore senza rischi.
- Pensione anticipata: qui la situazione è più complessa. Poiché l’uscita è volontaria, il rischio di “finta partita IVA” è elevato. Il consiglio dei consulenti è di mantenere le prestazioni verso l’ex datore sotto la soglia del 50% del fatturato totale.
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