L’indice del clima di fiducia dei consumatori italiani ha subito a marzo una contrazione brusca, passando da 97,4 a 92,6 punti. È il segnale di un pessimismo diffuso che colpisce soprattutto le aspettative sul futuro del Paese e la situazione economica personale.
Al contrario, il mondo produttivo sembra reggere l’urto: l’indice composito delle imprese registra solo una flessione marginale (da 97,4 a 97,3), evidenziando una divergenza sempre più netta tra la tenuta industriale e il potere d’acquisto dei cittadini.
Il verdetto Istat: consumatori al tappeto, commercio in crisi
Il calo della fiducia dei consumatori non è un dato isolato, ma riflette un peggioramento di tutte le componenti analizzate dall’Istituto Nazionale di Statistica. A preoccupare è soprattutto il clima economico, crollato da 99,1 a 88,1, e le attese sul futuro, che scivolano a 85,3.
Questa ondata di pessimismo si riflette immediatamente sul commercio al dettaglio, l’unico comparto delle imprese a mostrare un segno meno evidente (l’indice cade da 104,9 a 100,6). I piccoli negozi di prossimità pagano il prezzo più alto della prudenza delle famiglie, che riducono i consumi non essenziali per far fronte alle bollette e al pieno di carburante, ormai stabilmente sopra i 2 euro.
Confesercenti: “Italiani più poveri del 9% in vent’anni”
A rincarare la dose è arrivato il rapporto Confesercenti-Cer, che scatta una fotografia impietosa degli ultimi due decenni. Secondo l’associazione, oggi gli italiani sono mediamente più poveri del 9% rispetto a vent’anni fa.
- Redditi al palo: nonostante l’aumento degli occupati, il reddito reale da lavoro è diminuito drasticamente, con una perdita media stimata in oltre 4.400 euro a occupato.
- Consumi in calo: la spesa reale delle famiglie ha subito una contrazione di circa 133 miliardi di euro dal 2005 ad oggi.
- Il paradosso del 2026: il timore è che l’inflazione, alimentata dai nuovi shock geopolitici, possa tornare a sfiorare il 3% entro la fine dell’anno, azzerando i timidi segnali di ripresa visti a inizio trimestre.
Il fermento dei board: Nexi e Poste-TIM
In questo scenario di “economia della sopravvivenza”, i grandi capitali italiani cercano di riposizionarsi tramite massicce operazioni di governance e consolidamento:
- Nexi: la paytech ha annunciato il cambio della guardia. Bernardo Mingrone subentra a Paolo Bertoluzzo come CEO, con l’obiettivo di imprimere una nuova accelerazione alla strategia del gruppo dopo un periodo di stanchezza del titolo a Milano.
- Poste Italiane: resta alta l’attenzione sull’OPAS da 10,8 miliardi lanciata su TIM. L’operazione punta al delisting dell’ex monopolista delle telecomunicazioni per creare un polo nazionale integrato di servizi digitali e logistica.
Continua a leggere: MPS, il CdA revoca le deleghe a Lovaglio. Il titolo perde terreno in Borsa mentre si apre la successione
Per ulteriori aggiornamenti su questo argomento, aggiungi Benzinga Italia ai tuoi preferiti oppure seguici sui nostri canali social: X e Facebook.
Ricevi informazioni esclusive sui movimenti di mercato 30 minuti prima degli altri trader
La prova gratuita di 14 giorni di Benzinga Pro, disponibile solo in inglese, ti permette di accedere ad informazioni esclusive per poter ricevere segnali di trading utilizzabili prima di milioni di altri trader. CLICCA QUI per iniziare la prova gratuita.
Foto: fizkes/shutterstock
