Dopo anni di assoluto dominio del tasso fisso, le dinamiche di mercato invertono la rotta. Sulla scia delle recenti rilevazioni macroeconomiche, il mutuo a tasso variabile è tornato a costare meno del fisso, offrendo rate iniziali sensibilmente più contenute. Tuttavia, la convenienza temporanea si inserisce in un quadro monetario complesso: il recente rialzo dei tassi d’interesse di 25 punti base deciso dalla Banca Centrale Europea e la fiammata dell’inflazione minacciano di erodere rapidamente questo vantaggio.
I numeri del divario: risparmi fino a 550 euro all’anno
Secondo i dati più recenti pubblicati dall’Osservatorio di MutuiOnline.it, il tasso medio per i mutui variabili si attesta al 2,62%, contro il 3,37% del tasso fisso. Si tratta di una forbice di tre quarti di punto percentuale (0,75%) che, applicata alle lunghe durate, incide in modo significativo sui bilanci delle famiglie.
Prendendo come esempio un finanziamento standard da 160.000 euro da rimborsare in 25 anni:
- Con un’offerta variabile ad alta efficienza energetica (TAN al 2,36%), la rata mensile si attesta a circa 707 euro.
- Scegliendo una delle proposte a tasso fisso più competitive (TAN al 2,93%), la rata sale a circa 753 euro.
Il beneficio iniziale si traduce in un risparmio immediato di 46 euro al mese, pari a oltre 550 euro su base annua. Questa convenienza è sostenuta anche dalle politiche commerciali degli istituti di credito: la Bussola Mutui di Crif e MutuiSupermarket.it evidenzia che nei primi mesi dell’anno i migliori spread bancari sui prodotti indicizzati sono scesi intorno allo 0,30%. Di riflesso, i dati di Banca d’Italia confermano che la quota di nuovi finanziamenti a tasso variabile o rinegoziabili a breve termine è salita al 21,2%, rispetto al 17,3% del mese precedente.
L’ombra di Francoforte sul futuro dell’Euribor
Il nodo centrale resta l’evoluzione degli indici interbancari. Il tasso variabile è legato all’andamento dell’Euribor a tre mesi, salito al 2,324% (rispetto al 2,029% di inizio anno) per incorporare la politica restrittiva della BCE, che ha portato il tasso sui depositi al 2,25% e quello di rifinanziamento principale al 2,40%. Sul fronte del fisso, il parametro IRS a vent’anni viaggia più in alto, al 3,21%.
La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha motivato la stretta monetaria con le nuove pressioni sui prezzi energetici generate dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Le stime dell’Eurosistema prevedono un’inflazione media del 3% per l’intero anno, con un picco al 3,4% nel terzo trimestre. Gli esperti stimano che il risparmio del variabile potrebbe esaurirsi nell’arco di dodici mesi a causa dei futuri ritocchi all’insù dell’Euribor: un incremento di un solo punto percentuale spingerebbe la rata esemplificativa da 707 a 789 euro, azzerando i benefici iniziali.
Leggi anche: Prudenza a Francoforte: la BCE prende tempo dopo il rialzo e frena su nuove strette monetarie
Per ulteriori aggiornamenti su questo argomento, aggiungi Benzinga Italia ai tuoi preferiti oppure seguici sui nostri canali social: X e Facebook.
Ricevi informazioni esclusive sui movimenti di mercato 30 minuti prima degli altri trader
La prova gratuita di 14 giorni di Benzinga Pro, disponibile solo in inglese, ti permette di accedere ad informazioni esclusive per poter ricevere segnali di trading utilizzabili prima di milioni di altri trader. CLICCA QUI per iniziare la prova gratuita.
Foto: Shutterstock
