L’Italia accelera nel percorso di dematerializzazione dei processi finanziari. Con l’entrata in vigore delle nuove norme legate al PNRR, il gesto quotidiano di ricevere la “strisciata” cartacea dopo un pagamento elettronico si avvia a diventare un ricordo del passato. Al 24 febbraio 2026, il quadro normativo è ormai delineato: non si tratta di una deregolamentazione selvaggia, ma di una transizione verso tracciati digitali con pieno valore probatorio.
Ricevute POS: cosa cambia dal 20 febbraio
Come riportato da Italia Informa, il decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, entrato ufficialmente in vigore il giorno successivo, stabilisce che la documentazione digitale fornita dagli intermediari bancari può sostituire integralmente le ricevute cartacee dei terminali. La condizione essenziale è che tali flussi contengano tutti i dati analitici delle singole operazioni.
È fondamentale però non cadere in errori interpretativi:
- Conservazione obbligatoria: la documentazione, seppur digitale, deve essere conservata secondo i criteri dell’articolo 2220 del Codice Civile.
- Nessun addio allo scontrino: la norma interviene sulla ricevuta del terminale POS, ma non elimina l’obbligo di emissione del documento commerciale (scontrino fiscale) quando previsto dalla legge.
- Detrazioni fiscali: per le spese tracciabili da inserire nel 730, la prova del pagamento potrà essere ricostruita tramite estratti conto e documentazione bancaria digitale, riducendo la necessità di accumulare carta.
Operatività e collegamento POS-RT: la scadenza di marzo
La vera messa a terra della riforma avverrà nei primi giorni di marzo 2026. L’Agenzia delle Entrate attiverà una procedura web specifica per l’associazione logica tra i terminali POS e i Registratori Telematici (RT).
Questo collegamento non richiede necessariamente cavi fisici, ma un’integrazione informatica gestita attraverso il portale “Fatture e Corrispettivi”. L’obiettivo della strategia PNRR è duplice: semplificare la vita agli esercenti, eliminando doppioni burocratici, e rendere i controlli fiscali più coerenti sfruttando dati digitali già esistenti nelle banche dati pubbliche.
Per i negozianti, il passo successivo è mappare i dispositivi in uso per farsi trovare pronti all’apertura del portale dell’Agenzia.
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