Il futuro del sistema pensionistico italiano è a un bivio. Secondo il nuovo rapporto “Pensions at a Glance 2025” dell’OCSE, l’Italia rientra nel gruppo di Paesi in cui, per le generazioni attuali, l’età di pensionamento potrebbe raggiungere e superare i 70 anni. Un allarme che non è più solo un’ipotesi, ma una proiezione basata su dinamiche demografiche ed economiche ormai consolidate.
Il documento mette in luce una tendenza ineludibile: per garantire la sostenibilità del sistema, le carriere lavorative dovranno allungarsi. La causa è nota: meno lavoratori attivi e più pensionati da sostenere.
La sfida demografica: meno lavoratori, più anziani
I dati dell’OCSE sono impietosi. Entro il 2060, la popolazione italiana in età lavorativa (20-64 anni) è destinata a ridursi di oltre un terzo. Di conseguenza, il rapporto tra over 65 e lavoratori attivi crescerà in modo esponenziale, mettendo a dura prova il bilancio pubblico. Già oggi, l’Italia ha una delle spese pensionistiche più alte in rapporto al PIL, circa il 16%, una quota in parte sostenuta dalla fiscalità generale.
Sebbene l’occupazione dei lavoratori senior (60-64 anni) sia quasi raddoppiata negli ultimi dieci anni, resta ancora dieci punti sotto la media OCSE. L’organizzazione avverte che non basterà alzare per legge l’età pensionabile: serviranno politiche attive per la formazione e l’occupabilità dei lavoratori maturi per evitare di creare una massa di disoccupati anziani.
Il rischio di pensioni più povere
La transizione verso il sistema contributivo, che lega l’assegno all’ammontare dei contributi versati, è ormai quasi completata. Se da un lato questo garantisce una maggiore sostenibilità, dall’altro introduce un nuovo rischio sociale. Con carriere discontinue, bassi salari e lavoro precario, il montante contributivo accumulato da molti lavoratori potrebbe rivelarsi insufficiente a garantire pensioni adeguate.
Il rischio, avverte l’OCSE, è una combinazione esplosiva: più anni di lavoro per ottenere pensioni più leggere. Il rapporto sottolinea anche il persistente divario di genere, con le donne che, a causa di carriere più frammentate, percepiscono assegni sensibilmente inferiori. Il messaggio è chiaro: senza riforme strutturali, il patto tra generazioni rischia di rompersi, trasferendo sulle spalle dei più giovani un peso insostenibile.
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