Il risveglio degli automobilisti italiani è scandito dal rincaro dei prezzi alla pompa, con il gasolio che ha ufficialmente abbattuto la barriera dei 2 euro al litro in modalità self-service. Nonostante le promesse di un intervento fiscale, la combinazione tra le tensioni geopolitiche nel Golfo e le strozzature logistiche interne sta portando i listini verso i massimi storici del biennio 2022-2023.
1. I numeri del rincaro: il Diesel corre più della Benzina
Secondo le ultime rilevazioni del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), la media nazionale della benzina in self-service si attesta a 1,985 euro/litro, mentre il gasolio ha superato la soglia critica:
- Gasolio (Self): 2,015 €/litro (media nazionale).
- Gasolio (Servito): punte di 2,180 €/litro nelle aree autostradali.
- Trend: un aumento del 4,2% nell’ultima settimana, il balzo più rapido degli ultimi 18 mesi.
2. L’effetto “Hormuz” e il fallimento del calmiere
Il mercato non crede più alle tregue verbali. Il “regalo” dell’Iran a Trump — la riapertura selettiva dello Stretto di Hormuz che esclude i navigli americani e israeliani — ha mantenuto il Brent stabilmente sopra i 95 dollari al barile. In questo contesto, il decreto sull’accisa mobile pubblicato martedì non sta producendo gli effetti sperati.
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Il meccanismo di compensazione IVA-accise è troppo lento per contrastare la volatilità quotidiana dei mercati internazionali del raffinato (Platt’s), lasciando i consumatori esposti ai rincari immediati.
3. Logistica in tilt e stazioni a secco
Il caro-carburante sta alimentando il fenomeno dei “distributori fantasma” osservato nelle scorse 24 ore. Molti gestori, schiacciati tra costi di rifornimento insostenibili e margini ridotti all’osso, preferiscono non ordinare nuovi carichi, aspettando un calo dei prezzi che però non arriva.
Questo genera un circolo vizioso: meno offerta, più panico tra i consumatori e ulteriore pressione sui prezzi finali. Con l’inflazione che morde e le banche centrali che restano caute sui tassi, il pieno di carburante sta diventando la voce di spesa più pesante nel bilancio delle famiglie italiane.
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