Il giudizio di Moody’s è da sempre il più temuto dal Tesoro, essendo storicamente l’agenzia più severa nei confronti del debito italiano. Attualmente, il rating dell’Italia per Moody’s è Baa2 con outlook stabile, un gradino sopra il livello “junk” (spazzatura) che farebbe scattare vendite automatiche da parte dei grandi fondi internazionali.
Spread a 100: perché i mercati sono nervosi?
Nelle ultime ore, il differenziale tra BTP e Bund decennale si è stabilizzato intorno ai 100 punti base, riflettendo una cautela crescente.
- Rendimenti in rialzo: il rendimento del BTP a 10 anni ha superato la soglia psicologica del 4,1%, spinto non solo dal nervosismo interno ma anche dal rally del petrolio dovuto al conflitto in Iran, che alimenta le aspettative di inflazione e tiene alti i tassi.
- Il fattore deficit: gli analisti di Moody’s guarderanno con la lente d’ingrandimento la traiettoria del debito/PIL, appesantita dalle scarse prospettive di crescita e dal costo del rifinanziamento dei titoli di Stato in scadenza.
Lo scoglio PNRR e le riforme
Oltre ai numeri puri, Moody’s valuterà la capacità politica di mettere a terra le riforme. Come abbiamo visto oggi, il ritardo nella chiusura dei progetti PNRR a meno di 100 giorni dalla scadenza di giugno è un segnale d’allarme che l’agenzia non ignorerà. Un’eventuale bocciatura (o un peggioramento dell’outlook a “negativo”) verrebbe giustificata proprio dalla bassa efficienza amministrativa nel gestire i fondi europei.
Cosa succede se Moody’s “taglia”?
Un declassamento oggi sarebbe uno shock per Piazza Affari:
- Banche sotto tiro: gli istituti italiani detengono enormi quantità di titoli di Stato. Un calo del valore dei BTP colpirebbe immediatamente i loro coefficienti patrimoniali, annullando l’effetto positivo degli upgrade visti in mattinata.
- Costo dei mutui: se i rendimenti dei titoli di Stato salgono, banche e istituti di credito tendono ad alzare i tassi per i prestiti a famiglie e imprese, aggravando la crisi di fiducia dei consumatori già certificata dall’Istat.
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