Il panorama previdenziale italiano si appresta a subire una profonda correzione di rotta. Il maxiemendamento alla Manovra di bilancio, presentato dal Governo in Commissione Bilancio al Senato, introduce misure restrittive destinate a ridefinire i tempi di uscita dal mondo del lavoro. L’obiettivo dichiarato è la sostenibilità dei conti pubblici, con un risparmio stimato a regime, nel 2035, di circa 2 miliardi di euro.
Finestre mobili e requisiti contributivi: l’uscita si allontana
La prima grande novità riguarda l’allungamento delle cosiddette “finestre di decorrenza” per la pensione anticipata. Se fino al 2031 il periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l’effettivo incasso dell’assegno resterà di tre mesi, dal 2032 scatterà un progressivo slittamento:
- 4 mesi per chi matura i requisiti nel biennio 2032-2033;
- 5 mesi nel 2034;
- 6 mesi a partire dal 1° gennaio 2035.
A questo si aggiunge l’inasprimento dei requisiti contributivi puri. Dal 2027, la soglia per gli uomini salirà a 42 anni e 11 mesi (per le donne 1 anno in meno), per poi toccare i 43 anni e 1 mese nel 2028. Dal 2029, inoltre, ripartirà l’adeguamento automatico alla speranza di vita con cadenza biennale.
Riscatto laurea sotto scacco e Tfr per i neoassunti
Il provvedimento colpisce duramente anche chi ha investito nella formazione. Il riscatto della laurea, storicamente utilizzato per anticipare l’uscita, vedrà il suo valore previdenziale eroso. Dal 2031 inizierà un taglio progressivo dei mesi validi ai fini del calcolo: a regime, nel 2035, su un riscatto triennale verranno conteggiati solo 6 mesi effettivi. Una norma che solleva dubbi di costituzionalità per la disparità di trattamento che verrebbe a crearsi tra i lavoratori.
Sul fronte della previdenza complementare, debutta il silenzio-assenso per il Tfr, ma solo per i neoassunti dal 1° luglio 2026. Questi avranno 60 giorni per opporsi al conferimento automatico del Trattamento di Fine Rapporto verso i fondi pensione. In assenza di una scelta esplicita, il capitale verrà dirottato verso la previdenza integrativa, una mossa volta a rafforzare il secondo pilastro pensionistico per le nuove generazioni, ma che limita la liquidità immediata delle imprese.
Restano esclusi dalla stretta i lavoratori già inseriti in accordi collettivi di accompagnamento alla pensione entro il 1° gennaio 2026, grazie a una clausola di salvaguardia specifica.
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Foto: Shutterstock/YAKOBCHUK VIACHESLAV
