La fine dell’anno scolastico non coincide più soltanto con l’inizio delle vacanze per oltre la metà degli adolescenti italiani. Secondo i dati dell’Osservatorio “Dopo il Diploma”, promosso dal Centro Nazionale Orientamento di ELIS in collaborazione con il portale Skuola.net, il 55,1% degli studenti delle scuole superiori dichiara di svolgere un’attività retribuita.
L’indagine, condotta su un campione di circa 1.500 alunni, evidenzia come lo studio e il lavoro abbiano iniziato a sovrapporsi stabilmente nella vita dei ragazzi.
Turismo tradizionale contro professioni digitali
Dall’analisi statistica emerge che il 34,5% degli intervistati concentra l’impiego nei mesi estivi e di sospensione delle lezioni, mentre il 20,6% afferma di lavorare stabilmente durante tutto l’anno scolastico. I settori tradizionali continuano a fare la parte del leone: l’87,2% dei giovani lavoratori trova occupazione nella ristorazione, nel turismo, nell’assistenza e nelle ripetizioni.
Tuttavia, il vero elemento di novità è rappresentato dall’emergere di un mercato parallelo legato alle nuove tecnologie. Il 12,8% degli studenti lavoratori dichiara infatti di operare nel comparto digitale, tra canali di e-commerce, influencer marketing, creazione di contenuti social, sviluppo di applicazioni, streaming e persino trading online o gestione di criptovalute. Lo smartphone e il computer si trasformano così da strumenti di puro intrattenimento a veri e propri mezzi di produzione di reddito.
Il divario tra orientamento e tutele contrattuali
I dati indicano anche una asimmetria tra l’esperienza sul campo e i percorsi formativi istituzionali. Sebbene il 91,7% degli studenti giudichi utile il contatto diretto con le aziende, solo il 10,9% dichiara di aver svolto attività di orientamento all’interno di contesti professionali. Il lavoro precoce finisce quindi per fungere da ammortizzatore formativo autonomo, introducendo i ragazzi al rispetto di orari e responsabilità.
Sotto il profilo normativo, la legislazione italiana fissa a 16 anni l’età minima per l’accesso all’impiego (previo assolvimento dell’obbligo scolastico), con un limite rigoroso di 8 ore giornaliere e 40 settimanali per i minorenni.
Gli esperti invitano alla cautela: se da un lato l’esperienza lavorativa offre competenze preziose, l’assenza di confini contrattuali netti in ambiti stagionali o digitali espone i minori al rischio di prestazioni sommerse, irregolarità nei pagamenti e scarsa trasparenza fiscale.
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