Con un mercato dell’e-commerce che in Italia ha raggiunto nel 2025 il valore di oltre 62 miliardi di euro, pari al 13% dei consumi retail totali, l’attenzione del legislatore si sposta dalla definizione dei diritti dei consumatori alla loro effettiva e immediata fruibilità.
A partire da mercoledì 1° luglio 2026, il recepimento formale della Direttiva UE 2023/2673 ha introdotto nel Codice del Consumo l’obbligo del cosiddetto “pulsante del recesso”. La misura impone alle piattaforme digitali di standardizzare l’interfaccia, garantendo la possibilità di sciogliere un contratto online con la medesima semplicità con cui lo si sottoscrive.
Dalle sanzioni AGCM ai nodi delle interfacce digitali
Come riportato da Borsa & Finanza, la svolta normativa si inserisce in un solco interpretativo già tracciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Come evidenziato dall’avvocato Elisabetta Berti Arnoaldi di Sena & Partners, l’Antitrust sanziona da tempo le condotte e i dark patterns volti a ostacolare l’uscita degli utenti.
Un precedente significativo è rappresentato dal caso eDreams, sanzionato nel gennaio 2026 con 9 milioni di euro proprio per la sproporzione tra la facilità di adesione e la complessità dei percorsi di disdetta. L’oggetto del controllo si sposta quindi dalle sole condizioni contrattuali all’architettura stessa delle piattaforme.
I rischi operativi per le aziende e l’impatto sui RAEE
Per le imprese di e-commerce, l’adeguamento tecnico non è una mera formalità burocratica, ma un elemento di gestione del rischio finanziario. L’avvocato Nicola Cassinelli ha chiarito che, per ciascun ordine telematico concluso su un portale privo di una funzione di recesso conforme, il termine di ripensamento per il consumatore si estende automaticamente di diritto a dodici mesi e quattordici giorni. Per i grandi retailer, questo scenario configura una passività latente sull’intero portafoglio ordini.
Dal punto di vista industriale, Alberto Stecca, amministratore delegato di Silla Industries, ha sottolineato come una politica di reso trasparente rappresenti in realtà un fattore di conversione e di fiducia per le aziende con prodotti validi.
L’impatto della normativa tocca infine gli obiettivi di sostenibilità. In concomitanza con i picchi di vendita determinati dalle campagne promozionali, l’attenzione si estende alla gestione dei RAEE (rifiuti elettronici). Patrizia Boretti, consulente per i Consorzi Ecoped e Ridomus (Gruppo SAFE), ha ricordato come l’evoluzione normativa intenda garantire anche online l’effettivo esercizio del ritiro gratuito dell’usato a fine vita a fronte di un acquisto equivalente, passaggio chiave per l’approvvigionamento di materie prime critiche e il consolidamento dell’economia circolare nel Paese.
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