L’onda d’urto della guerra in Iran colpisce i cieli italiani. Air Bp Italia ha comunicato ufficialmente l’avvio di restrizioni operative nei rifornimenti di cherosene in quattro scali strategici della Penisola: Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia. La misura, scattata a seguito del blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, impone una distribuzione contingentata del carburante che, secondo le prime stime, si protrarrà almeno fino a giovedì 9 aprile 2026.
Mentre il prezzo del greggio continua a oscillare su picchi di 120 dollari al barile, il settore del trasporto aereo inizia a prepararsi a uno scenario di scarsità strutturale che minaccia di compromettere la stagione estiva.
Il piano di razionamento: priorità a soccorsi e lungo raggio
Il provvedimento adottato da Air Bp, società del gruppo britannico BP, stabilisce una gerarchia rigida per l’erogazione del carburante. In questa fase di emergenza, i rifornimenti completi saranno garantiti esclusivamente a:
- Voli ambulanza e servizi di soccorso.
- Voli di Stato.
- Collegamenti di lungo raggio (durata superiore alle 3 ore).
Per i voli di breve e medio raggio, le compagnie dovranno operare con scorte ridotte o fare affidamento su scali di rifornimento alternativi, con inevitabili ripercussioni sulla puntualità e sulla gestione operativa dei network.
ENAC vs Operatori: traffico pasquale o carenza strutturale?
Esiste una divergenza di vedute sull’origine immediata del problema. Il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, ha minimizzato l’impatto del blocco di Hormuz nel breve termine, attribuendo le limitazioni all’intenso traffico legato alle festività pasquali appena trascorse. Tuttavia, lo stesso Di Palma ha ammesso che “se il conflitto dovesse continuare, ci saranno conseguenze” inevitabili.
Di parere più cauto il Gruppo Save, che gestisce gli scali veneti, il quale parla di limitazioni “non significative” in quanto legate a un singolo fornitore, mentre altri operatori aeroportuali (Puglia, Umbria) confermano al momento scorte sufficienti.
La “scadenza” del 9 aprile: l’ultima cisterna
Il mercato guarda con estrema preoccupazione alla data di giovedì 9 aprile. È questo il giorno in cui è atteso in Europa l’arrivo dell’ultima nave cisterna partita dal Golfo Persico prima della chiusura dello Stretto. Esaurito questo carico, il deficit di approvvigionamento — che per l’Europa ammonta a circa un terzo del fabbisogno totale di cherosene — diventerà reale.
- Ryanair: la compagnia ha dichiarato di avere autonomia fino a metà/fine maggio, ma avverte che una prosecuzione delle ostilità oltre giugno metterà a rischio le forniture in diversi scali europei.
- Lufthansa: il colosso tedesco segnala criticità già operative anche nei propri hub asiatici.
L’impatto sui passeggeri: tariffe e diritti
Oltre al rischio di cancellazioni, gli utenti devono già affrontare un aumento indiretto dei costi. Per evitare rincari eccessivi sul biglietto base, vettori come JetBlue e United Airlines hanno iniziato ad aumentare i supplementi per i servizi accessori, come i bagagli in stiva, con picchi del 20%.
Sul fronte legale, si profila una beffa per i viaggiatori. Secondo gli esperti di assistenza passeggeri, la mancanza di carburante dovuta a un conflitto bellico e al blocco di rotte internazionali rientra nelle “circostanze eccezionali”. Questo significa che, in caso di volo cancellato, le compagnie potrebbero essere esentate dal pagamento dell’indennizzo pecuniario (fino a 600 euro) previsto dal Regolamento UE 261/2004.
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Foto: ZenyuPH / Shutterstock
