Il rapporto privilegiato tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, è ufficialmente giunto a una fase di rottura. Stamattina (ora di N.Y.), durante un’intervista di circa 20 minuti rilasciata a Fox News, il tycoon ha dichiarato esplicitamente che il legame con la leader italiana è mutato drasticamente a causa della mancanza di supporto militare di Roma nella crisi con l’Iran.
“Non è più lo stesso rapporto”
Le parole del Presidente statunitense non lasciano spazio a dubbi interpretativi: “Non abbiamo più lo stesso rapporto”, ha affermato Trump, sottolineando come la posizione dell’Italia sull’Iran sia stata “negativa”. Il punto di attrito principale risiede nel rifiuto del governo italiano di concedere l’uso della base di Sigonella per le operazioni militari statunitensi e, più in generale, nel mancato allineamento strategico nel Golfo Persico.
“Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari per la Nato, se poi non stanno dalla nostra parte? Se non sono con noi sull’Iran, non lo saranno neanche su temi molto più grandi”, ha incalzato Trump.
La disputa sul petrolio e i dati di Hormuz
Un elemento chiave dell’attacco di Trump riguarda la sicurezza energetica. Il Presidente ha sostenuto che l’Italia dovrebbe essere in prima linea nel supportare il blocco dello Stretto di Hormuz, sostenendo che il Paese riceva “grandi quantità di petrolio” da quella rotta.
Tuttavia, i dati tecnici correggono parzialmente questa visione:
- Diversificazione: l’Italia importa circa il 10% del proprio fabbisogno petrolifero attraverso Hormuz (proveniente da Qatar, Iraq, Kuwait e Emirati).
- Fornitori principali: secondo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il primo fornitore italiano a febbraio 2026 è la Libia (25%), seguita da Kazakistan e Azerbaigian.
- Alternative: Roma ha incrementato negli ultimi dodici mesi le importazioni dagli Stati Uniti e dalla Norvegia proprio per ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici del Golfo.
Cronologia di un declino diplomatico
La frattura odierna appare come il punto d’arrivo di un deterioramento iniziato dopo il picco di sintonia registrato nel 2025. Solo un anno fa, il 17 aprile 2025, Meloni veniva accolta alla Casa Bianca con post celebrativi su Truth. Ancora nel gennaio 2026, la Premier italiana aveva ipotizzato per Trump la candidatura al Nobel per la Pace.
Il clima è cambiato drasticamente tra marzo e aprile 2026: prima il “no” logistico a Sigonella, poi la difesa di Papa Leone XIV da parte di Meloni dopo gli attacchi verbali di Trump al Pontefice.
Secondo un’analisi della CNN, Meloni sta sperimentando le conseguenze di trovarsi in disaccordo con la linea d’azione di Trump, in un contesto dove i governi europei faticano a trovare il consenso interno per sostenere un’escalation militare in Medio Oriente.
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