Contro ogni evidenza statistica e interrompendo una delle tendenze stagionali più radicate dei mercati finanziari, la Borsa Italiana manda in archivio un mese di giugno da record, consolidando la chiusura di un secondo trimestre storico. I dati di mercato certificano una performance trimestrale seconda soltanto al rimbalzo strutturale post-crisi registrato nel 2009.
I numeri del record: smentito il “Sell in May”
Storicamente, giugno ha sempre rappresentato un mese ad alta penalizzazione per il listino milanese, con un bilancio negativo in 21 delle ultime 29 edizioni e una perdita media dell’1,5%. Nel secondo trimestre del 2026, il FTSE Mib ha invece registrato un balzo del 16,6% sul solo indice dei prezzi, posizionandosi come il sesto miglior primo semestre dal 1998 con un progresso complessivo di circa il 15% (+18% in versione total return).
Come rilevato dall’analisi di Gabriel Debach, market analyst di eToro, il superamento dei massimi storici (ATH) sopra quota 50.000 punti è stato sostenuto dai fondamentali microeconomici e da una marcata rotazione internazionale dei flussi d’investimento verso l’Europa, piuttosto che da dinamiche calendariali.
Banche motori del listino; crollano Stellantis e la Difesa
Lo spaccato settoriale evidenzia una salita fortemente polarizzata, guidata da pochi grandi pesi istituzionali. Il comparto bancario ha trainato l’indice con un progresso medio del 11,7% nel mese, sostenuto dalle speculazioni sul risiko bancario. Sotto il profilo della contribuzione reale, UniCredit (che pesa per il 15,4% sul paniere) è salita del 5,4%, generando da sola un quarto dell’intera performance del FTSE Mib. Solidi apporti sono giunti anche da Generali, STMicroelectronics, Ferrari, Enel e Intesa Sanpaolo.
Al contrario, il settore industriale e quello energetico hanno frenato l’ascesa. Il comparto aerospazio e difesa ha accusato una flessione media del 19,9%, risentendo del raffreddamento delle aspettative sul riarmo europeo: Leonardo ha ceduto il 12,7%, mentre Avio è arretrata del 27%. La maglia nera del mese spetta a Stellantis, che ha registrato un crollo del 27,5%, configurandosi come il peggior titolo del listino. Sul fronte energetico, Eni ha perso l’8,5%, sottraendo da sola oltre 50 punti base all’indice.
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