Seduta drammatica per ENI a Piazza Affari. Il “Cane a sei zampe” vive un mercoledì nero, scivolando in fondo al listino Ftse Mib con una perdita che a tratti ha superato l’8%. A pesare sul titolo è il violento sell-off che ha colpito il mercato petrolifero globale, con le quotazioni del greggio precipitate del 15% in poche ore in scia alle notizie sulla tregua tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante la capitolazione odierna, che ha portato le azioni a testare quota 22,85 euro, una parte consistente della comunità finanziaria mantiene una visione fortemente rialzista nel medio termine. In particolare, Barclays Research ha confermato il rating “Overweight”, fissando un target price ambizioso a 28,50 euro.
L’analisi di Barclays: upside potenziale del 24,7%
Il crollo odierno viene letto da alcuni analisti come una correzione tecnica all’interno di un trend strutturalmente solido. Se si considera il prezzo obiettivo fissato da Barclays, il titolo vanterebbe un potenziale di crescita del 24,7% rispetto ai valori attuali.
Secondo la nota pubblicata dagli analisti britannici, la strategia delineata dall’AD Claudio Descalzi durante l’ultimo Capital Markets Day (CMD) poggia su basi finanziarie estremamente solide:
- Remunerazione dei soci: con il petrolio sopra i 90 dollari, ENI ha promesso di restituire la liquidità eccedente sotto forma di dividendi straordinari.
- Debito ai minimi: il colosso energetico vanta livelli di indebitamento tra i più bassi della sua storia recente.
- Buyback: i programmi di riacquisto di azioni proprie procedono a pieno ritmo, sostenendo il valore per l’azionista.
Fattori di crescita: il modello “Satellite” e l’ingegneria interna
A spingere l’ottimismo degli esperti non è solo la gestione della cassa, ma l’efficienza operativa del gruppo. Barclays sottolinea due elementi chiave:
- Ingegneria interna (Copy/Paste): ENI è in grado di replicare e ottimizzare i progetti upstream rapidamente, mantenendo i costi di sviluppo sensibilmente più bassi rispetto alla media del settore.
- Governance snella: il cosiddetto “modello satellitare” permette di sviluppare progetti complessi senza le lungaggini burocratiche che hanno penalizzato il gruppo in passato.
Il gruppo punta a far crescere la produzione upstream del 3-4% annuo fino al 2030, con un flusso di cassa destinato ad accelerare a ritmi ancora più sostenuti.
Criticità e incognite geopolitiche
Non mancano i punti di attenzione. Le aree di business legate alla chimica e alla raffinazione continuano a rappresentare una sfida per il management, sebbene si preveda un miglioramento nel breve termine per la chimica europea a causa della carenza di materie prime in Asia.
Il futuro del titolo resta legato a doppio filo alla volatilità del petrolio. Sebbene la tregua USA-Iran abbia abbassato i prezzi, la situazione rimane fragile: nuove tensioni o decisioni improvvise dell’amministrazione Trump potrebbero innescare fiammate dei prezzi del greggio, fornendo nuovi assist alle quotazioni di ENI.
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