Entra nel vivo il processo di privatizzazione di BdM Banca (l’ex Banca Popolare di Bari). Alla scadenza dei termini per la presentazione delle manifestazioni d’interesse, sul tavolo dell’advisor sono pervenute le proposte preliminari non vincolanti di Credem e della cordata formata dal Gruppo BCC Iccrea insieme alla Banca Popolare di Puglia e Basilicata (BPPB). Resta invece da confermare l’eventuale inserimento nella partita di Crédit Agricole Italia, indiscrezione di mercato non commentata dagli istituti coinvolti.
Al centro della gara c’è un asset strategico per il Mezzogiorno: una rete capillare di 217 filiali (concentrate principalmente in Puglia, Abruzzo, Campania e Basilicata) e un istituto profondamente risanato dopo il crac di fine scorso decennio, costato circa 1,6 miliardi di euro di salvataggio pubblico-privato coordinato da Mediocredito Centrale (Mcc).
Secondo le prime ricostruzioni finanziarie, le valutazioni di partenza ruoterebbero attorno a una base di circa 500 milioni di euro, inclusi i fondi necessari per gestire circa 400 uscite incentivate tramite prepensionamenti.
I conti del risanamento: perché BdM fa gola ai pretendenti
I risultati di bilancio del 2025 spiegano l’interesse del mercato per l’istituto barese. Sotto la guida dell’Amministratore Delegato Cristiano Carrus, BdM Banca ha archiviato l’anno con un utile netto di 31,83 milioni di euro (+42,1% su base annua) e un patrimonio netto civilistico salito a 566,6 milioni.
Sotto il profilo della solidità patrimoniale, la banca vanta un Total Capital ratio del 16,39%, a fronte di un tasso di crediti deteriorati (NPL ratio) sceso al 4,9% e a oltre 1,4 miliardi di euro di nuovi finanziamenti erogati sul territorio meridionale.
Due filosofie a confronto: la dote di Credem contro la prossimità di Iccrea
I due principali offerenti si presentano ai blocchi di partenza con modelli industriali e patrimoniali differenti:
- Credem: storicamente estraneo alle grandi aggregazioni, il gruppo emiliano della famiglia Maramotti vanta un coefficiente CET1 del 16,23% (ben oltre il requisito minimo dell’8,55% fissato dalla BCE per il 2026). L’acquisizione delle 217 filiali di BdM permetterebbe a Credem di espandere la propria rete (oggi a quota 599 strutture) nel Sud Italia in modo rapido e senza costose sovrapposizioni geografiche.
- La cordata Iccrea-BPPB: il progetto punta sulla prossimità territoriale. Il Gruppo BCC Iccrea (CET1 ratio al 26% nel 2025) e la Popolare di Puglia e Basilicata guidata da Leonardo Patroni Griffi (utile a 57,3 milioni e CET1 al 24,1%) studiano uno schema di scissione. La Popolare di Altamura assorbirebbe il core delle attività, mentre alcuni sportelli verrebbero integrati dalle singole BCC locali già attive nelle stesse aree.
La partita si preannuncia complessa. Oltre al fattore economico, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che controlla indirettamente BdM tramite Invitalia, valuterà la qualità dei piani industriali.
Sul fronte sindacale, le sigle First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno già eretto un muro contro ipotesi di frammentazione della banca, richiedendo formali garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e delle strutture direzionali. L’accesso alla data room riservata aprirà la seconda fase della procedura: le offerte vincolanti sono attese subito dopo l’estate, con l’obiettivo di perfezionare il passaggio di proprietà entro l’autunno del 2026.
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